Il presidio
Stretta su Facebook per il Pd: è scontro
di Gabriele Baldanzi
Simiani chiede regole sui post e denuncerà ai garanti alcuni dirigenti. Sensi e Militello: «Dov’è la libertà di critica?»
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GROSSETO . Dopo i casi di Davide Moroni e Fausto Bandinelli a Magliano (era il 2014), quelli più recenti di Valeria Bruni e Alberto Bertinelli a Manciano – stiamo parlando di dirigenti espulsi – avrà presto altro lavoro la commissione provinciale dei garanti del Pd, presieduta da Roberto Daviddi.
Nei giorni scorsi l’ex segretario Marco Simiani ha lanciato il sasso in piccionaia, chiedendo, in un articolato documento, che il partito affronti al più presto la questione dell’insubordinazione, delle accuse e della diffamazione a mezzo social network, di cui si rendono protagonisti alcuni dirigenti Dem. Comportamenti che Simiani giudica gravi.
«I social network – scrive Simiani – sono teatro di un’onda disdicevole di giudizi in libertà. Il caso di Valeria Bruni è stato risolto, ma ora dobbiamo risolvere un’altra questione: dobbiamo denunciare alla commissione di garanzia quello che alcuni compagni fanno, ormai da oltre un anno, sui social media, accusando e/o diffamando altri dirigenti del Pd di Grosseto. Sicuramente le due cose dovranno essere trattate diversamente e l’iter procedurale sarà diverso, ma in base allo statuto regionale e al nostro codice etico queste persone dovranno essere deferite alla commissione di garanzia. Se tale comportamento sarà poi reiterato, si dovranno applicare le sanzioni del caso. Sicuramente due cose sbagliate non fanno una cosa giusta. Due cose sbagliate sono sbagliate. E per questo la commissione di garanzia dovrà dare funzione alle regole di cui il partito si è dotato».
Nei prossimi giorni l’ex segretario invierà l’esposto, a sua firma, alla commissione di garanzia, per chiedere di intervenire su nomi noti, dopo averlo inoltrato al coordinamento della mozione Renzi: «Chi lo riterrà opportuno, potrà sottoscriverlo», dice.
Simiani punta a tutelare il partito e i suoi iscritti. «Dobbiamo creare un codice comportamentale – dice – per togliere questo virus che ormai da molto tempo scredita il nostro partito. È certo che per quanto mi riguarda, la decisione influenzerà le scelte da intraprendere in vista del percorso congressuale. Per troppo tempo abbiamo assistito a un linciaggio mediatico senza precedenti e per questo sarà obbligatorio per la commissione, intervenire, per il rispetto delle regole, ma soprattutto, per il bene del Pd».
Ma a chi si riferisce Marco Simiani? A usare Facebook facendo considerazioni politiche e ironia su scelte e insuccessi del partito sono principalmente due dirigenti: Christian Sensi e Alessandro Militello.
«Sapevo – dice Sensi – di questa bizzarra richiesta di processarci, avanzata da parte di dirigenti che mai hanno permesso al partito di discutere dei loro risultati. C’è la chiara volontà di dimostrare, dopo l’espulsione di Valeria Bruni, che non sono solamente i renziani della prima ora a tenere comportamenti contro il codice etico. Spiace che proprio quando c’è la necessità di ricucire i rapporti alcuni si prodighino ancora per dividere. Ritengo i miei comportamenti del tutto leciti e proprio per questa ragione ho chiesto al presidente della Commissione di garanzia di essere ascoltato e valutato, soprattutto per verificare se il mio comportamento, che rivendico integralmente e che ritengo del tutto legittimo, possa integrare gli estremi della violazione del codice etico o dello statuto. Quindi, spero che mi convochino».
Alessandro Militello è sulla stessa linea. «In questo periodo di campagna elettorale – dice – ritengo giusto, anzi necessario chiedere un pronunciamento sui comportamenti corretti da tenere nei social network. Mi sembra che stiamo velocemente transitando verso un modello cinque stelle in fatto di fedeltà al capo. Ho saputo di queste richieste, vorrei sapere se nel Pd è possibile ancora esprimere delle critiche, oppure siamo già nella fase della soppressione del dissenso. A settembre segnalai proprio ai garanti le situazioni di Manciano, Campagnatico e Pitigliano, situazioni nelle quali il partito si era dissolto dividendosi in fazioni contrapposte. Le liste presentate dicono che quella segnalazione era fondata. Come al solito Simiani guarda il dito che indica il problema ma non le cause di tanti fallimenti: lui stesso».
Nei giorni scorsi l’ex segretario Marco Simiani ha lanciato il sasso in piccionaia, chiedendo, in un articolato documento, che il partito affronti al più presto la questione dell’insubordinazione, delle accuse e della diffamazione a mezzo social network, di cui si rendono protagonisti alcuni dirigenti Dem. Comportamenti che Simiani giudica gravi.
«I social network – scrive Simiani – sono teatro di un’onda disdicevole di giudizi in libertà. Il caso di Valeria Bruni è stato risolto, ma ora dobbiamo risolvere un’altra questione: dobbiamo denunciare alla commissione di garanzia quello che alcuni compagni fanno, ormai da oltre un anno, sui social media, accusando e/o diffamando altri dirigenti del Pd di Grosseto. Sicuramente le due cose dovranno essere trattate diversamente e l’iter procedurale sarà diverso, ma in base allo statuto regionale e al nostro codice etico queste persone dovranno essere deferite alla commissione di garanzia. Se tale comportamento sarà poi reiterato, si dovranno applicare le sanzioni del caso. Sicuramente due cose sbagliate non fanno una cosa giusta. Due cose sbagliate sono sbagliate. E per questo la commissione di garanzia dovrà dare funzione alle regole di cui il partito si è dotato».
Nei prossimi giorni l’ex segretario invierà l’esposto, a sua firma, alla commissione di garanzia, per chiedere di intervenire su nomi noti, dopo averlo inoltrato al coordinamento della mozione Renzi: «Chi lo riterrà opportuno, potrà sottoscriverlo», dice.
Simiani punta a tutelare il partito e i suoi iscritti. «Dobbiamo creare un codice comportamentale – dice – per togliere questo virus che ormai da molto tempo scredita il nostro partito. È certo che per quanto mi riguarda, la decisione influenzerà le scelte da intraprendere in vista del percorso congressuale. Per troppo tempo abbiamo assistito a un linciaggio mediatico senza precedenti e per questo sarà obbligatorio per la commissione, intervenire, per il rispetto delle regole, ma soprattutto, per il bene del Pd».
Ma a chi si riferisce Marco Simiani? A usare Facebook facendo considerazioni politiche e ironia su scelte e insuccessi del partito sono principalmente due dirigenti: Christian Sensi e Alessandro Militello.
«Sapevo – dice Sensi – di questa bizzarra richiesta di processarci, avanzata da parte di dirigenti che mai hanno permesso al partito di discutere dei loro risultati. C’è la chiara volontà di dimostrare, dopo l’espulsione di Valeria Bruni, che non sono solamente i renziani della prima ora a tenere comportamenti contro il codice etico. Spiace che proprio quando c’è la necessità di ricucire i rapporti alcuni si prodighino ancora per dividere. Ritengo i miei comportamenti del tutto leciti e proprio per questa ragione ho chiesto al presidente della Commissione di garanzia di essere ascoltato e valutato, soprattutto per verificare se il mio comportamento, che rivendico integralmente e che ritengo del tutto legittimo, possa integrare gli estremi della violazione del codice etico o dello statuto. Quindi, spero che mi convochino».
Alessandro Militello è sulla stessa linea. «In questo periodo di campagna elettorale – dice – ritengo giusto, anzi necessario chiedere un pronunciamento sui comportamenti corretti da tenere nei social network. Mi sembra che stiamo velocemente transitando verso un modello cinque stelle in fatto di fedeltà al capo. Ho saputo di queste richieste, vorrei sapere se nel Pd è possibile ancora esprimere delle critiche, oppure siamo già nella fase della soppressione del dissenso. A settembre segnalai proprio ai garanti le situazioni di Manciano, Campagnatico e Pitigliano, situazioni nelle quali il partito si era dissolto dividendosi in fazioni contrapposte. Le liste presentate dicono che quella segnalazione era fondata. Come al solito Simiani guarda il dito che indica il problema ma non le cause di tanti fallimenti: lui stesso».
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