Il Tirreno

Grosseto

Nel caos per i pozzi spunta l’ipotesi  pompe in comodato 

di Enrico Pizzi
Nel caos per i pozzi spunta l’ipotesi  pompe in comodato 

Così facendo i guasti sarebbero a carico dell’utilizzatore Il complesso iter che interessa Comune e Regione

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GROSSETO. Comodato d’uso del pozzo irriguo o comodato d’uso delle pompe? Questo l’ultimo dilemma che il Comune di Grosseto si sta ponendo per uscire dal ginepraio in cui l’amministrazione si è infilata quando ha deciso, alle porte della stagione calda, di non riaprire i pozzi “comunali” che servivano per innaffiare giardini privati (una novantina di pozzi in tutto per un numero di utenze che nel 2015 era stimato in circa 6-7.000).
L’amministrazione aveva annunciato, contestualmente, la disponibilità a cedere gratuitamente i pozzi a chi ne avesse fatto richiesta attraverso una manifestazione di interesse che prevedeva che gli utenti si facessero carico delle spese di manutenzione del pozzo, oltre che di quelle di gestione. Peccato, però, che, come ha fatto notare anche qualche cittadino, se il pozzo viene concesso in comodato d’uso, trattandosi di un bene immobile, le spese di manutenzione straordinaria ricadrebbero, comunque, sul soggetto proprietario, dunque il Comune. Allo stesso tempo, però, se le concessioni dei pozzi restano al Comune, non possono essere classificate, per la Regione, come concessioni per uso domestico, dunque hanno un costo.
Perché la concessione sia classificata dalla Regione per uso domestico, e dunque sia gratuita, occorre che l’utente sia proprietario del pozzo o abbia almeno un comodato d’uso. Perché non pensare, allora, a una cessione della proprietà del pozzo, dunque? E qui l’affare si complica ulteriormente, sia per la lunghezza della procedura di vendita, sia perché si tratta di un bene immobile pubblico (dovrebbero essere previsti anche un passaggio in consiglio comunale e una sorta di bando), sia perché la maggior parte di quei pozzi insistono su suolo pubblico e, per una buona parte, pare non sia mai stata completata la vera e propria presa in carico da parte del Comune: insomma, alcuni pozzi non farebbero nemmeno parte del patrimonio dell’ente.
Esclusa, dunque, la cessione della proprietà ed escluso il comodato d’uso del pozzo, l’ultima soluzione alla quale, pare, si starebbe pensando sarebbe quella di cedere in comodato d’uso le pompe che servono ad attingere l’acqua: le pompe sono beni mobili e, se si guastano, le riparazioni sono a carico del comodatario. Ma, in questo caso, la concessione relativa al pozzo potrebbe essere classificata “per uso domestico”? E poi, se si “guasta” il pozzo? Il Comune non sembra intenzionato a intervenire e le utenze dovrebbero rassegnarsi a non avere più un pozzo, perché difficilmente l’ente autorizzerebbe interventi di manutenzione straordinaria di cui, poi, dovrebbe farsi carico.
Viene da chiedersi se, davvero, non abbia senso la proroga proposta dagli amministratori di condominio che avevano chiesto di riaprire i pozzi fino a settembre, per avere il tempo, intanto, di censire le utenze collegate a ciascun pozzo e costituire il soggetto che dovrebbe farsene carico. Più facile a dirsi che a farsi, perché c’è pozzo e pozzo, e se, pure, è vero che in qualche raro caso è facile sapere quali utenze siano collegate a un determinato pozzo, nella stragrande maggioranza dei casi resta un mistero. Ma là dove non è chiaro quali siano le utenze servite, non è possibile costituire il soggetto che dovrebbe prendere in carico il pozzo. “Sistema”, che nel 2015 aveva avviato un percorso di censimento delle utenze, che avrebbe portato a far pagare chi realmente usufruisce del servizio, si è fermata. E adesso è il caos, mentre i giardini seccano e, se non seccano, non è da escludere che sia grazie all’acqua potabile.

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