Il Tirreno

Grosseto

un anno e 2 mesi 

Circonvenzione di incapace Condannata la convivente

GROSSETO. Il giudice Giovanni Puliatti ha condannato a 1 anno e 2 mesi (pena sospesa e non menzione) una donna di 70 anni, accusata di circonvenzione di incapace ai danni di un uomo morto nel 2010,...

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GROSSETO. Il giudice Giovanni Puliatti ha condannato a 1 anno e 2 mesi (pena sospesa e non menzione) una donna di 70 anni, accusata di circonvenzione di incapace ai danni di un uomo morto nel 2010, Alberto Badini, classe 1924, gravemente malato, i cui familiari si erano costituiti parte civile dopo aver sporto querela.
Imputata era Carmela Guglione, di Grosseto, convivente dell’uomo, che dovrà anche versare i danni in separata sede e che è stata intanto condannata a versare 4.000 euro di provvisionale. La signora Guglione è stata condannata per appropriazione indebita per la stipula di un testamento datato 11 febbraio 2010 che la indicava come beneficiaria di alcuni immobili; ma anche per falso, per quanto avvenuto all’atto della stipula del legato. Il giudice l’ha ritenuta invece non punibile per l’appropriazione indebita di un assegno da 120.000 euro che sarebbe stato abusivamente riempito dalla donna con il suo nome come beneficiaria: il reato è stato riqualificato in falso. Assoluzione invece perché il fatto non costituisce reato per Marinela Fiorentina Gherman, 34 anni, di Grosseto, che era imputata di essersi prestata a intervenire come testimone pur consapevole delle condizioni psichiche di Badini e di aver contribuito alla commissione di un falso. Il notaio e un’altra testimone erano usciti dal processo all’udienza preliminare: assolti.
Il viceprocuratore onorario Fidelia Dompetrini aveva chiesto la condanna di entrambe: 2 anni e 3 mesi per Guglione, 2 anni per Gherman. L’accusa ha sostenuto che, al di là delle perizie effettuate successivamente, il quadro clinico che emergeva dalla cartella compilata all’epoca del ricovero dell’uomo era chiarissimo e che Badini era completamente disorientato: lo hanno confermato i medici e gli infermieri che lo avevano avuto in cura. Si è poi soffermata sul passaggio dall’usufrutto iniziale alla piena proprietà esplicitata nel legato oggetto dell’imputazione. Notaio e testimone, ignari del testamento olografo, potrebbero essere stati «usati» da Guglione, mentre Gherman, definita come la cognata, sarebbe stata pienamente a conoscenza. L’avvocato Roberto Burzi, difensore di Guglione, ha puntato l’attenzione sui sentimenti e non sull’interesse, visto che la donna era rimasta accanto fino all’ultimo, assistendolo, e aveva già dei beni: la volontà di Badini era effettiva. L’avvocato Tania Amarugi, per Gherman, ha tra l’altro sottolineato la parentela che era solo indiretta. (p.s.)

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