Il Tirreno

Grosseto

Via Uranio in tilt «Noi viviamo  su un’autostrada» 

di Giovanna Mezzana
Via Uranio in tilt «Noi viviamo  su un’autostrada» 

Residenti esasperati dal traffico, fanno un censimento «Passano 42.000 veicoli al giorno, li abbiamo contati» 

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GROSSETO. C’era una volta via Uranio, un viale alberato al servizio di un quartiere (soprattutto) residenziale. I pini ancora ci sono, patrimonio verde o trappola per chi incespica nelle radici: è questione di punti di vista. Per il resto «via Uranio è diventata un’autostrada» dice Ida Carlicchi che abita in via Pirite. «Spaventevole. Incredibile» le fa eco il marito Stefano Laurenti, che si è preso la briga di misurare l’abominevole “flusso”: l’”assalto” giornaliero a quello che era nato per essere un bel quartiere tranquillo e magari anche un po’ sonnacchioso. Ebbene: «Ogni giorno – dice Laurenti – da via Uranio passano in media 42. 000 veicoli in entrambi i sensi di marcia». Vi sembrano tanti? Li ho contati». Ci spiega anche con quale tecnica, mentre è seduto ad uno dei tavoli del Bar Illy – Conad di via Clodia, dove ieri si è svolta un’altra tappa di Caffè Tirreno, l’iniziativa della nostra testata per cui cittadini e giornalisti si incontrano davanti ad una tazzina di espresso per parlare di come si vive in un quartiere o in un rione cittadino.
Il censimento. Ecco il calcolo: «Ho contato i veicoli in transito per i primi cinque minuti di ogni ora – descrive Laurenti – Nei giorni feriali e festivi. Di giorno e di notte», quindi la proiezione, et voilà, il risultato: 42. 000. È come se ogni giorno un grossetano su due saltasse in macchina e percorresse quel viale. Non ci credete? «È una verifica semplice, può farla chiunque – aggiunge – Non fai in tempo a contare fino a dieci senza che arrivi un’auto». Le rush hour? «Dalle 7. 45 alle 8. 20, dalle 12. 45 alle 13. 30 e dalle 18 alle 19. 30. Le mattine d’estate? Un incubo».
Smog e rumore. Motociclette, automobili, autobus, camion. mezzi della nettezza urbana, autotreni, autoarticolati: in un senso puntano a raggiungere via Aurelia Nord, nell’altro corrono per lanciarsi sulla Castiglionese. Eppure non siamo lungo le direttrici di un distretto manifatturiero o di un polo industriale: non siamo sulla Firenze-Bologna all’altezza di Barberino del Mugello o di Roncobilaccio. Oltre ad essere una zona residenziale, via Uranio ospita la sede della Fondazione Il Sole, mercati settimanali, scuole.
«Vogliamo le centraline». La commistione tra il traffico e la routine quotidiana di chi vive il quartiere (ci abita o lo frequenta) è un mix micidiale, secondo i residenti: «Sarebbe auspicabile – interviene Giampiero Guerrini Dewitt – che l’Amministrazione comunale misurasse il livello di inquinamento». «Chiediamo che l’Arpat – dicono Ida e Stefano Laurenti – verifichi i quantitativi di ossido e biossido di azoto che ci sono nell’aria che respiriamo».
La variante dimenticata. Che fare? C’è un rimedio? Certo che c’è, anzi c’era, ma pare essere caduto nel dimenticatoio, ricordano Laurenti e Guerrini. «Esiste un progetto – descrivono i coniugi Laurenti – che prevede una variante che parte da Grosseto Nord, passa esterna a Verde Maremma e si innesta sulla Castiglionese dietro l’Edilcommercio». Così il problema sarebbe risolto, secondo gli ospiti di Caffè Tirreno e gli scarichi e il rombo dei veicoli – soprattutto quelli di grosso calibro – non ammorberebbero più né bronchi né polmoni né la serenità del quotidiano. E allora perché il progetto dalla carta non passa sulla strada?
Il giallo del progetto. «È dal 2006 che abito in via Uranio e dieci anni fa – sottolinea Guerrini Dewitt – era un luogo davvero delizioso. Ed era proprio il 2006, quando, in occasione della Festa di Santa Lucia, l’allora sindaco Emilio Bonifazi disse che quel progetto era pronto ma bloccato dai limiti imposti ai Comuni dal Patto di Stabilità» che ingessava la capacità di spesa dei Municipi. «Passò qualche anno – continua Guerrini – e nel 2009/2010 l’allora presidente della Provincia Leonardo Marras, in un’occasione pubblica, assicurò che le risorse c’erano ed erano svincolate». E poi che è successo? C’è chi dice che quel progetto non calzasse a pennello con le esigenze rigidamente normate – e non potrebbe essere altrimenti – della Base Baccarini. E allora perché non è stato rivisto e corretto? Adesso “al Clodia” i cittadini vogliono sapere dov’è andato a finire.

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