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«L’ente locale rinuncia al controllo della qualità»
GROSSETO. Il M5S, in una nota di Daniela lembo, Antonella Pisani, Francesca Amore e Gianluigi Perruzza, interviene sulle mense scolastiche. È stata presentata dall’assessore ai servizi educativi...
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GROSSETO. Il M5S, in una nota di Daniela lembo, Antonella Pisani, Francesca Amore e Gianluigi Perruzza, interviene sulle mense scolastiche. È stata presentata dall’assessore ai servizi educativi Chiara Veltroni la modifica al regolamento refezione scolastica del Comune di Grosseto.
«Il documento, dopo un preambolo che sottolinea la finalità del servizio di cui il Comune si fa garante, quella di rivestire una funzione educativa e formativa, ribadisce la validità dei principi riportati nelle Linee guida nazionali per la ristorazione scolastica. A tale enunciato però seguono una serie di articoli e commi incoerenti e contraddittori rispetto al fine presentato in premessa», dice il M5S. «Riteniamo grave e inaccettabile la rinuncia da parte del Comune alla verifica della qualità dei pasti erogati ai bambini. Al servizio comunale preposto solo alla gestione e non evidentemente al controllo, si demandano non più visite ispettive ma solo “almeno 3 visite osservative”. In soldoni, il Comune ci propone (anche se non è per legge tenuto a farlo) un “servizio” di refezione non obbligatorio per le famiglie, finalizzato a supportarle durante il “momento del pasto, che per l’istituzione scolastica è considerato come “tempo scolastico” obbligatorio. Da un parte si dice che tale servizio è un’importante occasione formativa per i bambini», poi ci si sottrae «da ogni responsabilità sulla vigilanza in merito alla qualità di ciò che la ditta selezionata dal Comune propone ai nostri figli. Come fa un Comune a redigere un regolamento in cui svincola se stesso da ogni responsabilità sulla vigilanza degli alimenti e contestualmente a pretendere un servizio di qualità in sede di bando per l’appalto della mensa? Chi controlla che il pesce offerto ai nostri figli non sia quello allevato in Vietnam, nelle acque inquinate del delta del fiume Mekong? Chi controlla la provenienza degli alimenti? Chi controlla che le schede delle derrate alimentari proposte dalla ditta in sede di appalto siano corrispondenti agli alimenti forniti effettivamente ai bambini? La Asl non fa questo servizio. Non sarebbe meglio nominare un consulente/collaboratore esperto in nutrizione e alimentazione infantile, sensibile alle raccomandazioni emanate agli studi e alle direttive dell’Oms visto che le linee guida per la ristorazione scolastica risultano ad oggi, per molti motivi, obsolete e inadeguate? Altra cosa assurda è quella di voler sottolineare che gli alunni, chiamati “utenti” dal nuovo regolamento in via di approvazione, siano tenuti a mantenere durante la refezione un comportamento corretto tra di loro e verso il personale che somministra i pasti. Perché sottolineare questa cosa, visto che il momento mensa è considerato un “momento scolastico” al pari dell’ora di storia o italiano e come tale si presuppone siano rispettate norme di comportamento adeguate al contesto in cui i bimbi si trovano? Forse è solo per giustificare la richiesta di risarcimento danni da parte del personale addetto al servizio come citato nell’articolo 7 comma 6 del documento in oggetto?»
«Il documento, dopo un preambolo che sottolinea la finalità del servizio di cui il Comune si fa garante, quella di rivestire una funzione educativa e formativa, ribadisce la validità dei principi riportati nelle Linee guida nazionali per la ristorazione scolastica. A tale enunciato però seguono una serie di articoli e commi incoerenti e contraddittori rispetto al fine presentato in premessa», dice il M5S. «Riteniamo grave e inaccettabile la rinuncia da parte del Comune alla verifica della qualità dei pasti erogati ai bambini. Al servizio comunale preposto solo alla gestione e non evidentemente al controllo, si demandano non più visite ispettive ma solo “almeno 3 visite osservative”. In soldoni, il Comune ci propone (anche se non è per legge tenuto a farlo) un “servizio” di refezione non obbligatorio per le famiglie, finalizzato a supportarle durante il “momento del pasto, che per l’istituzione scolastica è considerato come “tempo scolastico” obbligatorio. Da un parte si dice che tale servizio è un’importante occasione formativa per i bambini», poi ci si sottrae «da ogni responsabilità sulla vigilanza in merito alla qualità di ciò che la ditta selezionata dal Comune propone ai nostri figli. Come fa un Comune a redigere un regolamento in cui svincola se stesso da ogni responsabilità sulla vigilanza degli alimenti e contestualmente a pretendere un servizio di qualità in sede di bando per l’appalto della mensa? Chi controlla che il pesce offerto ai nostri figli non sia quello allevato in Vietnam, nelle acque inquinate del delta del fiume Mekong? Chi controlla la provenienza degli alimenti? Chi controlla che le schede delle derrate alimentari proposte dalla ditta in sede di appalto siano corrispondenti agli alimenti forniti effettivamente ai bambini? La Asl non fa questo servizio. Non sarebbe meglio nominare un consulente/collaboratore esperto in nutrizione e alimentazione infantile, sensibile alle raccomandazioni emanate agli studi e alle direttive dell’Oms visto che le linee guida per la ristorazione scolastica risultano ad oggi, per molti motivi, obsolete e inadeguate? Altra cosa assurda è quella di voler sottolineare che gli alunni, chiamati “utenti” dal nuovo regolamento in via di approvazione, siano tenuti a mantenere durante la refezione un comportamento corretto tra di loro e verso il personale che somministra i pasti. Perché sottolineare questa cosa, visto che il momento mensa è considerato un “momento scolastico” al pari dell’ora di storia o italiano e come tale si presuppone siano rispettate norme di comportamento adeguate al contesto in cui i bimbi si trovano? Forse è solo per giustificare la richiesta di risarcimento danni da parte del personale addetto al servizio come citato nell’articolo 7 comma 6 del documento in oggetto?»
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