Il presidio
Nuove regole per il nido: è polemica
Penalizzato chi lavora a tempo determinato. L’assessora: «Agevoliamo chi necessita di alleggerire il carico domestico»
GROSSETO. Il sindaco di Grosseto Antofrancesco Vivarelli Colonna lo aveva promesso in campagna elettorale: «Dal 2017 cambieremo la politica sugli asili nido portata avanti negli ultimi anni dalla precedente amministrazione, che aveva partorito un servizio decisamente poco equo per le famiglie grossetane. Metterò la parola fine alla pratica del parcheggio on demand: genitori che, in alcuni casi, non pagando la retta perché esenti, finiscono per scambiare l’asilo per una sorta di babysitteraggio gratuito, da utilizzare in maniera sporadica ma, di fatto, occupando un posto in luogo di chi ne ha reale bisogno. Porremo rimedio a questa situazione».
Nei giorni scorsi la promessa è stata messa nero su bianco. Il Comune di Grosseto ha pubblicato il bando per le iscrizioni agli asili nido comunali ed è effettivamente diverso da quelli del recente passato. Per ottenere punteggio occorrono requisiti che prima non venivano contemplati. Insomma, cambia un po’ la ratio, con un settaggio pensato per favorire chi lavora a tempo pieno.
Per quelle famiglie dove uno dei coniugi sta a casa oppure ha contratti a tempo determinato inferiori a 12 mesi, scatta una piccola penalizzazione nel conteggio finale. Una novità che non vuol dire per forza esclusione, ma che pesa e a qualcuno proprio non piace.
«Vorrei che fosse fatta luce sulla nuova domanda di ammissione ai nidi d’infanzia del Comune di Grosseto – dice Fabiana Rossini, che si fa portavoce di un gruppo che comprende anche altre mamme –. Siamo indignate perché vengono penalizzati i lavoratori con contratto a tempo determinato, in particolar modo tutti quei lavoratori che non possono garantire, a partire dal mese di maggio 2017, un contratto di almeno altri 12 mesi. Qui si dimentica che al giorno d’oggi nessun datore di lavoro ti fa immediatamente un contratto così lungo. Non solo. Fissando quei criteri riguardo all’occupazione dei coniugi, vengono di fatto escluse alcune tipologie di lavoratori come gli operai agricoli o gli insegnanti che assumono un incarico e che ovviamente presentano contratti inferiori ai 12 mesi».
«Noi – spiega l’assessora ai Servizi educativi Chiara Veltroni – intendiamo garantire l’accesso per bisogno familiare. E le priorità di cui tener conto sono le seguenti: genitori lavoratori, assenza di altre figure di riferimento, presenza di disabili o di carichi gravosi».
Le tariffe delle rette, prosegue, «vengono invece stabilite in base all’Isee di ciascun nucleo familiare. Parallelamente abbiamo voluto ottimizzare le spese per il Comune, confermando le convenzioni con i privati grazie a denaro nostro e della Regione Toscana. Non voglio fare polemiche con i cittadini, meno che mai un corpo a corpo con gli scontenti. Ho incontrato le signore che si lamentano e ho spiegato loro le ragioni di questa scelta. Il Comune, lo ripeto, per quanto riguarda i nidi mira ad agevolare le famiglie che necessitano di usufruire della struttura come alleggerimento del carico domestico. La nuova filosofia che ha ispirato il ridisegno va proprio in questa direzione, puntando a una più equilibrata valutazione di fattori che fino a oggi venivano ignorati».
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