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Sgarbi: "La mostra è confermata ma non so quando sarà"
Il critico d'arte, voce recitante al Moderno, parla dei progetti grossetani di Fondazione Grosseto cultura
GROSSETO. Dal palcoscenico del teatro Moderno ai preparativi della mostra “Resurrezioni” di Fondazione Grosseto Cultura, passando dall’elogio dell’artista Francesco Mori, presidente di Fondazione, all’idea di una futura mostra di piccoli e grandi tesori del Trecento e Quattrocento senese e toscano ancora tutti da scoprire nelle pievi e nei luoghi intorno a Grosseto.
Vittorio Sgarbi è stato protagonista, nel capoluogo maremmano, di “Pierino e il lupo”, lo spettacolo di punta del festival musicale internazionale Recondite Armonie, diretto dal pianista grossetano Diego Benocci, andato in scena al Moderno giovedì sera con l’orchestra sinfonica Città di Grosseto diretta da Valentino Corvino.
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Per il critico d’arte, sul palco nelle vesti di voce recitante della favola su musiche di Sergej Prokofiev, è stata anche l’occasione di incontrare i fan, nell’affollatissimo firmacopie post spettacolo nel foyer, e di rispondere a qualche domanda sulla mostra “Resurrezioni” annunciata da Fondazione Grosseto cultura come evento di punta della programmazione 2017 e poi slittata al prossimo anno per questioni organizzative e di budget.
Di “Resurrezioni”, che vedrà esposte le opere degli artisti che hanno lavorato al rifacimento della cattedrale di Noto – «l’impresa più importante degli ultimi 70 anni di arte religiosa», la definisce il critico d’arte – Vittorio Sgarbi è il curatore. Fu proprio lui, infatti, a seguire il cantiere della cattedrale siciliana.
«Sì, la mostra è confermata – spiega Sgarbi – ma non so quando si farà. Mi ha detto (Mori) che aveva avuto non so quale problema. Io, per il mio temperamento, quello che faccio lo faccio con molta velocità. L’ha spostata in avanti per farla meglio, immagino, ma stiamo ancora perfezionando questo ragionamento. Se non questa primavera, sarà in autunno o sennò la prossima primavera per evitare di farla d’inverno. Ma non c’è alcun ostacolo, o forse ci sarà qualche problema di reperire più fondi. Però di fatto la mostra è confermata».
Parteciperà, conferma Sgarbi, una ventina di artisti tra quelli che hanno lavorato a Noto e che Sgarbi paragona a dei contemporanei Nazareni. «Adesso li porterà proprio qua insieme alla sua esperienza», dice il critico d’arte.
In mostra – lo si è appreso nelle scorse settimane dal progetto presentato agli sponsor – ci saranno opere dello stesso presidente di Fondazione.
«Un giovane bravissimo», lo definisce Sgarbi. I soggetti delle vetrate sono religiosi e tra di essi Mori ha dipinto anche figure cattoliche contemporanee, come Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta e Papa Giovanni Paolo II.
«Si può dipingere – dice Sgarbi – come ha fatto lui anche l’immagine più ributtante dell’iconografia cristiana contemporanea, che sono l’immagine di Padre Pio e di Madre Teresa di Calcutta le quali sono personalità straordinarie, ma la cui immagine è rovinata da una destinazione a santino. Lui è riuscito a creare un modo per cui davanti a Padre Pio c’è un devoto, ha fatto un Wojtyla convincente, ha fatto perfino Madre Teresa di Calcutta» trovando «nella vetrata, più che nella pittura, una sintesi, un elemento astratto che rende tutto quel ciclo insieme legato alla tradizione iconografica religiosa cristiana e insieme di invenzione contemporanea».
La sua nomina a presidente di Fondazione è, secondo Sgarbi, «un atto di riconoscimento di un artista giovane e particolarmente bravo e, credo, anche un omaggio a me che sono il primo, anzi il secondo che gli ha fatto fare un’impresa importante».
E a chi gli chiede cos’altro proporrebbe per Grosseto, Sgarbi non ha tentennamenti. «Ricordo – dice – una mostra di arte senese fatta negli anni ’60 che fu di stimolo all’attribuzione della Maestà di Massa Marittima a Duccio di Buoninsegna da parte di Francesco Arcangeli. È una mostra di ricognizione dell’arte antica che dopo cinquant’anni si può rifare cercando le testimonianze senesi e toscane nelle pievi e nei luoghi intorno a Grosseto. Andando a perlustrare cosa c’è di arte tra Trecento e Quattrocento nel Grossetano verrebbero fuori cose notevoli».
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