Il presidio
"Premio Monicelli cancellato non per soldi ma per scelta"
Nel dibattito sulla cancellazione del Premio Monicelli da parte di Fondazione Grosseto cultura interviene l'ex presidente dell'istituzione culturale Loriano Valentini
Non sono mai voluto intervenire, in questi mesi, nelle discussioni legate ai nuovi indirizzi di Fondazione Grosseto Cultura. Nei quattro anni in cui ne sono stato presidente ho sempre ritenuto, come da Statuto della Fondazione, che il presidente dell’istituzione pubblica non dovesse esserne il “direttore artistico”, ma uno strumento operativo e di coordinamento al servizio delle proposte dei tre ottimi direttori scientifici, di altri collaboratori e soprattutto della città e dei suoi fermenti culturali. Non ho lasciato ad altri la “Fondazione Valentini”, ma un patrimonio collettivo di iniziative, idee, partenariati; e non intendo, da ex presidente, cambiare prospettiva e dare giudizi di merito su come questo patrimonio sia e sarà utilizzato.
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La recente vicenda legata alla cancellazione del Premio Monicelli, tuttavia, mi impone alcune precisazioni. In particolare perché giunta comunale e attuale cda, replicando alle considerazioni di Chiara Rapaccini, citano “l’ultima gestione Valentini” e presunte “difficoltà” che quella gestione avrebbe avuto nel portare avanti il Premio.
Nulla di più inesatto. La forte critica che la stessa Rapaccini sollevò nel 2015 alla scelta di assegnare il premio a Carlo Verdone non fu “una difficoltà”, ma al contrario l’occasione per aprire un dibattito aspro e fertile, in cui intervennero alcuni fra i maggiori giornalisti, intellettuali e cinefili d’Italia. Il segno evidente di quanto il premio intitolato a uno dei maestri più amati del nostro cinema fosse un’azione culturale vera e non un semplice “evento”. La vicenda si concluse con un pieno e affettuoso chiarimento tra Rapaccini , Verdone, il sottoscritto e il curatore, e offrì alla città di Grosseto una vetrina inedita e positiva, confermando il credito acquisito dal Premio Monicelli sin dalla sua prima edizione, grazie a ospiti straordinari, all’autorevole curatela di Mario Sesti,a Chiara Rapaccini. Un’attenzione peraltro confermata proprio dalla pagina dell’altro giorno del Corriere della Sera: ebbene sì, che piaccia o no il Premio Monicelli di Grosseto era un fatto di interesse nazionale e il suo azzeramento suscita clamore nazionale.
Mi permetto poi di smentire “problemi economici”. Il Premio Monicelli è stato sempre sostenuto anche da altri soggetti come Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Camera di commercio e importanti sponsor privati. È costato molto poco rispetto a qualità e quantità dei risultati. Anche nell’anno più intenso, quello del centenario, segnato da decine di iniziative collaterali, il Premio costò meno di quanto _ stando alle cifre circolate sulla stampa _ potrebbe costare la mostra curata, pare, da Sgarbi e voluta dall’attuale presidenza. Lo dico senza intento polemico, ma per sgomberare il campo da equivoci: l’azzeramento non è questione di budget, ma di scelte. Tanto legittime, quanto precise. Peraltro abbiamo lasciato un bilancio finanziario della Fondazione sano e in equilibrio che avrebbe consentito, opportunamente gestito, anche nel 2017 di realizzare non solo il Premio Monicelli ma pure la Città visibile e tutti gli altri progetti da sempre realizzati e ora annullati.
Il Premio Monicelli poteva costare di più o di meno, ma il valore non era rappresentato dal costo ma dal lavoro di un anno intero di tantissime persone, compresi molti volontari. E dalla generosità degli ospiti, tutti a titolo gratuito. È proprio guardando a questo aspetto, la partecipazione, che si fa più acuta l’amarezza per l’abbandono di un’esperienza riuscita. Anche perché il Premio Monicelli era una gamba di un progetto sul cinema molto più complesso e articolato, con l’Istituto del Cinema e la sezione grossetana della mediateca regionale alle Clarisse. Tutto abbandonato, come Fondazione Under 30, che aveva avvicinato tanti giovani; o il Premio Grosseto Scrive, sempre così partecipato. Nulla volendo dire su La Città Visibile, che risulta solo sospesa ma che comunque nel 2017, dopo dieci anni, non riempirà Grosseto della sua energia.
Tutti sappiamo quanto sia difficile realizzare politiche culturali adeguate e partecipate e quanto sia difficile dare alle stesse continuità, riconoscibilità, risorse. Devo constatare che nel 2017 invece di organizzare le quinte edizioni dei vari progetti _ magari adeguati a nuovi indirizzi _ si è preferito annullarli, disperdendo tutto il valore culturale che a Grosseto avevano comunque generato.
Loriano Valentini
Ex presidente Fondazione Cultura
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