Il Tirreno

Grosseto

Pineta da salvare istruzioni per l’uso 

Pineta da salvare istruzioni per l’uso 

Legambiente raccomanda un percorso di gestione corretta Le associazioni del Tavolo temono ripercussioni sul sottobosco

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MARINA DI GROSSETO. Raccomandazioni di prudenza dopo l’ordinanza del sindaco sulla prevenzione incendi nella pineta di Marina di Grosseto e Principina. Con comuncati distinti ma dal segno comune, Legambiente invita a non utilizzare mezzi pesanti, le associazioni che hanno aderito al Processo partecipativo temono conseguenze di segno opposto.
Dice Angelo Gentili, della segreteria di Legambiente: «Chiediamo di istituire un consorzio tra i soggetti proprietari delle pinete e la parte pubblica, aprendo anche un tavolo di lavoro permanente per la salvaguardia dell’intera pineta: dai Monti dell’Uccellina a Castiglione, come già chiesto da altre associazioni ambientaliste. Alla proposta hanno già aderito i Comuni di Grosseto, Castiglione e Magliano; il tutto per creare un percorso di pianificazione e corretta gestione della fascia pinetata e per difenderla da incendi e parassiti». Gentili raccomanda controlli specifici «affinché le operazioni di diradamento e rimozione del sottobosco non vengano effettuate nelle aree più interne, per evitare conseguenze negative sulla biodiversità e sulla fauna, evitando soprattutto di utilizzare mezzi pesanti in periodi dell’anno come questo in cui diverse specie faunistiche ospitate dall’habitat della pineta sono in riproduzione».
Wwf, Lipu, Acu, Coordinamento comitati e associazioni ambientali, Gruppo “Salviamo le Pinete”, Centro Studi Ecologici Appeninici e Gruppo Alberi Sacri, concordano con gli intenti conservativi ma temono che la rimozione del sottobosco sia una operazione che può «andare bene lungo le strade, ma di forte impatto ambientale se applicate all’interno, perché possono destabilizzare il sistema forestale della pineta litoranea, esponendolo al degrado, con conseguenze molto negative sulla rinnovazione (che rappresenta la continuità stessa della pineta), sulla fertilità del suolo, sulla biodiversità e sulla fauna».
Citando autorità in materia forestale, ricordano che il sottobosco non va asportato: «si bloccano i processi evolutivi: con la macchia si eliminano anche le giovani piante di leccio e di pino, si danneggia la microfauna e si allontana la macrofauna». E ricordano il decalogo che parte dall’educazione ambientale per terminare alle campagne informative, passando dalla collaborazione con il volontariato e dalla segnaletica, e naturalmente dalla necessità di un allarme immediato. Da qui l’invito al Comune «ad aprire i lavori del Tavolo permanente».

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