Il Tirreno

Grosseto

Premio Monicelli, un addio al vetriolo 

di Francesca Ferri
Chiara Rapaccini (foto Agenzia Bf)
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Chiara Rapaccini (foto Agenzia Bf)

La vedova del maestro si sfoga aspramente, la Fondazione Grosseto cultura replica: «Una feroce polemica politica»

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GROSSETO. Da un lato la vedova di Mario Monicelli, l’artista Chiara Rapaccini, che esprime tutta la propria amarezza e delusione per la decisione di Fondazione Grosseto cultura di cancellare il Premio Monicelli. Dall’altro Fondazione Grosseto cultura, che replica bollando come «feroce polemica politica» le parole di Rapaccini. Nasce così, da un’intervista rilasciata da Rapaccini al Corriere della Sera, la nuova polemica sul Premio, cancellato dalla programmazione 2017 della Fondazione.

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«Ci sono rimasta malissimo», dice Rapaccini. «Hanno privilegiato le sagre, gli sbandieramenti, la rievocazione con costumi e cavalli di Ludovico il Bavaro che nel ‘300 assediò Grosseto. Una cultura nazional-popolare che va bene se convive col tentativo disperato di fare qualcosa che allarghi lo sguardo. Premiavano la street art, una cultura dell’oggi. Così invece si ritorna a un antico sbagliato, di chiusura, non è il Dna maremmano».

Il Premio era nato cinque anni fa a Grosseto in seno a Fondazione Grosseto cultura, sotto la passata presidenza di Loriano Valentini e con l’amministrazione di centrosinistra di Emilio Bonifazi, da un’idea di Mario Sesti. Negli anni aveva premiato Fausto Brizzi, Giovanni Veronesi, Carlo Verdone, Sabina Guzzanti e, nella speciale sezione Libero Pensiero, Emma Bonino.

Con la nuova amministrazione di centrodestra guidata da Antonfrancesco Vivarelli Colonna anche Fondazione ha cambiato presidente _ di diretta nomina sindacale _ e, dopo la breve parentesi di Giuseppe Chigiotti, ha visto salire alla propria guida Francesco Mori.

Mori non ha mai fatto mistero di non gradire il Premio Monicelli. In tempi non sospetti definì l’ex ministra e senatrice «superabortista» e la bollò come «degna scelta per un concorso intitolato a chi è morto maledicendo la vita», in riferimento al suicidio di Monicelli.

Sin da novembre il Premio era apparso molto a rischio. Sesti aveva lanciato un pubblico appello al Comune e a Fondazione per sapere se avevano intenzione di continuare a organizzarlo.

Mori, anticipando le manifestazioni di punta del 2017, annunciò una rievocazione storica dell’assedio di Grosseto da parte di Ludovico il Bavaro e una grande mostra, a cura di Vittorio Sgarbi, nella quale Mori stesso avrebbe esposto alcune sue opere, e per finanziare la quale quest’anno è saltata la decennale Città Visibile. Alla domanda sul destino del Premio Monicelli, Mori rispose che era «al vaglio».

Che il vaglio non era stato superato fu chiaro un paio di mesi dopo quando, a margine della presentazione del programma ai soci, Mori spiegò al Tirreno che la scomparsa del Premio dal programma era «una questione di budget». Da allora Fondazione non ha più dato notizie della manifestazione.

«L’ho saputo da rumors locali _ dice Rapaccini al Corriere _ senza una comunicazione ufficiale. Ho telefonato e mi hanno detto: sono finiti i soldi».

Una doccia fredda, seppur annunciata, che lascia l’amaro in bocca. Anche perché lo scorso aprile Fondazione ha annunciato che quest’anno salterà la mostra curata da Sgarbi e – si è appreso ieri – anche la rievocazione è rinviata al 2018.

«Era il modo migliore per far rimanere vivo il nome di Mario _ dice Rapaccini _. Perché ancora prima che ricordare il maestro della commedia all’italiana, si sono coinvolti spiriti liberi, combattivi e indipendenti, proprio com’era Mario. Grosseto rappresenta la Maremma in cui noi abbiamo vissuto tanto, il luogo del riposo. E Mario era mezzo toscano, vissuto a Viareggio anche se era nato a Roma. Il premio era il tentativo di far cultura in un territorio non così attrezzato».

Allo sfogo di Rapaccini replica il consiglio d’amministrazione di Fondazione, dal presidente Mori al vicepresidente Sebastiano Venier alle consigliere Alessandra Paolini, Simona Bertelli e Luisa Morelli che si dicono «come cittadini di Grosseto, offesi dai giudizi rilasciati sulla nostra città» e imputano la cancellazione del Premio a problemi di budget. «Le difficoltà a portare avanti il premio Monicelli erano iniziate già a partire dall’ultima gestione Valentini, difficoltà ovviamente di natura economica ma non solo», dicono. Il cda ricorda la polemica sollevata da Rapaccini in occasione della consegna del Premio a Verdone (per la cronaca, fu poi del tutto superata), fa risalire alla presidenza Chigiotti la messa in discussione del Premio, imputa a difficoltà economiche e organizzative il rinvio di mostra e rievocazione e si dice sorpreso dei continui attacchi. Infine invita Rapaccini a essere presente agli appuntamenti di Fondazione.

«Siamo convinti del lavoro che portiamo avanti – dicono i componenti del cda – ribadiamo il nostro impegno verso il territorio e verso ogni forma di promozione della cultura. Piuttosto leggiamo nelle dichiarazioni della signora Rapaccini una feroce polemica politica e su questo ci fermiamo».

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