Il Tirreno

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Predazioni: scintille su Felicioni 

di Fiora Bonelli
Predazioni: scintille su Felicioni 

Il comitato di allevatori insorge: «Lui dov’è stato in questi anni?»

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MAGLIANO. Il dossier predazioni nel Grossetano si arricchisce di un nuovo capitolo e greggi e lupi diventano pane per la politica.
A Magliano, paese che ha visto nascere e svilupparsi un comitato di pastori e soggetti istituzionali schierati a difesa dell’allevamento, dopo l’aggressione di canidi al gregge di Martino Pira a Maiano Lavacchio, due giorni fa, l’ex consigliere comunale grossetano Massimo Felicioni è sceso in campo sul tema dicendosi al fianco degli allevatori. Un nutrito gruppo di questi ultimi, però, interpreta la sua mossa come un modo per bypassare il comitato già costituito. «Le pecore non hanno bandierine politiche e gli allevatori non hanno l’anello al naso», dicono.
Sullo sfondo c’è un quadro politico tesissimo. Felicioni, oggi vicino al Pd, è stato infatti promotore della lista che a Magliano ha visto eletto quel Maurizio Gonnelli che, dimettendosi, ha fatto cadere il governo di centrodestra del sindaco Diego Cinelli e dell’assessora alle predazioni Mirella Pastorelli, fondatrice e presidente del comitato.
Felicioni, Pira e un collega allevatore, Pietro Tola, avevano parlato di «strumentalizzazione demagogica di tutti coloro che vogliono trattare l’argomento senza aver in mano un’analisi scientifica» e annunciavano di aver aperto canali con Ministero, Regione e associazioni.
Il fatto che il comitato sia stato snobbato da qualche azienda non va giù prima di tutti alla Pastorelli. «La mia attività su questo tema – rammenta – nasce nel 2012, quando non pensavo proprio a diventare amministratrice. Questo dimostra che il mio interesse era solo quello di salvaguardare posti di lavoro e prodotti del territorio che amo. La cosa vergognosa è che adesso la cosa si mette sul piano politico. Ma la politica deve stare all’angolo. Le pecore non sono carne per speculare sui voti. Il nostro gruppo è trasversale, senza tessere di partito».
Di fronte alla mossa di Felicioni insorge un gruppo di allevatori sia del Senese che del Grossetano per dare sostegno pieno al comitato e alla presidente.
I contenuti li spiega Virgilio Manini, presidente dell’associazione Agnello Igp Toscana. «Porto la mia solidarietà ai fratelli Pira – dice – anch’io ho subito decine di attacchi e so quel che si prova. Sento però che ora un paio di allevatori si sono rivolti a un certo Felicioni allevatore, che promette nuovi canali con Ministero e Regione. Mi viene da chiedere: ma finora questo Felicioni era su Marte? Non ha sentito dire che Leonardo Marras ci ha assicurato azioni varie sia come Provincia che come Regione? Sa che Coldiretti ha fatto prima un’azione bonaria e poi, se servirà, legale, verso la Regione per il pagamento dei danni pregressi? Magliano ha creato un’assessora alle predazioni. Felicioni come consigliere cosa ha fatto? C’era o non c’era? Più facile fare propaganda che azioni serie. A Roma dove era Felicioni? Uccel di bosco».
E a dar man forte al comitato arrivano anche le istituzioni di Grosseto e di Roccalbegna. Il sindaco del capoluogo Antonfrancesco Vivarelli Colonna e quello del paese amiatino, Massimo Galli, entrambi di centrodestra, sono sulla stessa lunghezza d’onda. «Dove era Felicioni – chiedono – quando il ministro Galletti ci ha ricevuti? Quando per primi abbiamo intrapreso la scomodissima strada di sostegno al Piano lupo? La presidente Pastorelli ha fatto da collante e non aveva bandierine e distintivi. Nessuno di noi li aveva. Le nostre facce c’erano, ma lui? Felicioni si candida a referente dei pastori ora che si apre la campagna elettorale?».
Anche l’ex sindaco di Magliano interviene: «Mentre do la mia solidarietà a Pira dico che Felicioni è solo un opportunista. Da allevatore quale sono, mi chiedo anche se lui sappia come sono fatte le pecore. Le scopre solo ora», dice Cinelli. (f.b.)

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