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Gregge attaccato, morto il 70% delle pecore ferite
ALBINIA. È salito a 14 il bilancio delle pecore sbranate nella notte fra venerdì e sabato nell’azienda Ferro di Cavallo di fratelli Pietro Pira e Matteo Pira. Durante la notte fra venerdì e sabato...
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ALBINIA. È salito a 14 il bilancio delle pecore sbranate nella notte fra venerdì e sabato nell’azienda Ferro di Cavallo di fratelli Pietro Pira e Matteo Pira.
Durante la notte fra venerdì e sabato alcuni predatori hanno attaccato il gregge che si trovava all’aperto, dopo che gli allevatori avevano pulito le stalle. Sei le pecore che al mattino sono state trovate morte e una dozzina quelle ferite, otto delle quali – in questi giorni – non ce l’hanno fatta.
Secondo i titolari dell’azienda ha conta circa 1400 capi, tutte quelle ferite sono a rischio.
Si è trattato di un attacco inaspettato perché sferrato a pochi chilometri dal mare in una zona in cui di predatori non si era mai sentito parlare.
Non solo: le carcasse delle pecore morte, comprese quelle già trovate sbranate, sono state smaltite solo ieri mattina: a causa dei giorni di festa i fratelli Pira hanno dovuto tenere nella stalla i capi fino a ieri quando – utilizzando dei grossi sacchi – li hanno portati alla struttura di smaltimento annessa al caseificio di Manciano.
La notizia di un attacco così vicino al mare ha messo in allarme anche gli altri allevatori della zona. Nell’azienda Ferro di Cavallo adesso le pecore non vengono più fatte uscire. Nel periodo estivo, non mangiando durante il giorno, le bestiole vengono fatte uscire la notte ma quest’anno non sarà possibile. È troppa la paura di perdere il gregge.
I fratelli Pira non fanno polemica ma chiedono una forma di tutela da parte delle istituzioni. «Si parla tanto di qualità del latte e del formaggio ma se le pecore non possono pascolare tutto cambia– osservano – Si fanno campagne perché le persone non consumino carne di agnello ma non si fa nulla per tutelarlo dai predatori» (i. a.)
Durante la notte fra venerdì e sabato alcuni predatori hanno attaccato il gregge che si trovava all’aperto, dopo che gli allevatori avevano pulito le stalle. Sei le pecore che al mattino sono state trovate morte e una dozzina quelle ferite, otto delle quali – in questi giorni – non ce l’hanno fatta.
Secondo i titolari dell’azienda ha conta circa 1400 capi, tutte quelle ferite sono a rischio.
Si è trattato di un attacco inaspettato perché sferrato a pochi chilometri dal mare in una zona in cui di predatori non si era mai sentito parlare.
Non solo: le carcasse delle pecore morte, comprese quelle già trovate sbranate, sono state smaltite solo ieri mattina: a causa dei giorni di festa i fratelli Pira hanno dovuto tenere nella stalla i capi fino a ieri quando – utilizzando dei grossi sacchi – li hanno portati alla struttura di smaltimento annessa al caseificio di Manciano.
La notizia di un attacco così vicino al mare ha messo in allarme anche gli altri allevatori della zona. Nell’azienda Ferro di Cavallo adesso le pecore non vengono più fatte uscire. Nel periodo estivo, non mangiando durante il giorno, le bestiole vengono fatte uscire la notte ma quest’anno non sarà possibile. È troppa la paura di perdere il gregge.
I fratelli Pira non fanno polemica ma chiedono una forma di tutela da parte delle istituzioni. «Si parla tanto di qualità del latte e del formaggio ma se le pecore non possono pascolare tutto cambia– osservano – Si fanno campagne perché le persone non consumino carne di agnello ma non si fa nulla per tutelarlo dai predatori» (i. a.)
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