Il Tirreno

Grosseto

Coop e sindacati vicini Il nodo adesso è  l’entità del risparmio 

di Guido Fiorini
Coop e sindacati vicini Il nodo adesso è  l’entità del risparmio 

L’azienda intende tagliare il costo del lavoro di 4,5 milioni   Fraddanni (Cgil): «A pagare devono essere anche i dirigenti» 

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PIOMBINO. Il nodo sono i risparmi sul costo del lavoro. Per l’azienda, Unicoop Tirreno, devono essere 4,5 milioni di euro all’anno. Per i sindacati la cifra è del tutto inaccettabile, in quanto molto difficile da raggiungere con gli ammortizzatori sociali.
La riunione di ieri a Roma, l’ennesima della lunga trattativa sulla crisi della cooperativa di Vignale, non ha portato la chiusura che tutti speravano, ma sono stati fatti significativi passi avanti.
Se ne riparlerà il prossimo 8 maggio, forse il giorno della firma definitiva.
Come detto, il nodo è il costo del lavoro. Ma, per la prima volta, azienda e sindacati sono a parlare di numeri concreti e anche sugli esuberi le idee sono assai più chiare di qualche settimana fa.
Una cosa al momento è stata acquisita: all’interno degli esuberi la mobilità sarà solo su base volontaria. Non ci dovrebbero essere, quindi, licenziamenti forzati.
Poi, sugli ammortizzatori sociali, sarà lunedì 8 il giorno decisivo. Si va verso la conferma delle ipotesi fatte in sede di pre-accordo.
Quindi ci sarà la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti della sede di Vignale, per il massimo tempo possibile, e il contratto di solidarietà per i dipendenti dei punti vendita. Pare chiaro che, in questo contesto, sarà molto limitato il ricorso ai lavoratori stagionali.
Un altro punto che è stato molto discusso ieri riguarda i dirigenti, che pure hanno un contratto diverso da quello degli altri dipendenti.
I sindacati chiedono che una parte dei sacrifici tocchi anche a loro.
«È chiaro - dice Pieralda Fraddanni, della Cgil - che il costo di questa operazione non può essere sopportata interamente dai livelli più bassi. Va studiato il modo di tagliare i costi anche del gruppo dirigenziale, che incidono parecchio sul monte stipendi».
Su numeri chiari, ieri, le parti si sono comunque molto avvicinate e tutto lascia pensare che il prossimo 8 maggio si possa chiudere.
«Abbiamo un perimetro chiaro all’interno del quale muoverci - dice ancora Fraddanni - e contiamo di portare l’azienda sulla nostra linea. Non possiamo pensare che alla fine ci siamo dei licenziamenti forzati, abbiamo lavorato in tutto questo periodo proprio per evitare questa cosa. Se ci sarà della mobilità, sarà su base volontaria».
Ieri si è parlato anche di contratto integrativo, che ha un peso importante sulla busta paga di tutti i dipendenti della Cooperativa.
In un primo tempo l’azienda voleva cancellarlo del tutto, adesso siamo a parlare di come rivederlo. Certo ci sarà qualche taglio, ma all’interno di una trattativa che potrà comunque portare dei vantaggi ai lavoratori.
«Ci rivediamo l’8 con tutta la buona volontà per arrivare alla chiusura. Chiaramente l’azienda dovrà rivedere il risparmio secco che intende realizzare solo sul costo del lavoro. A nostro avviso ci sono margini per raggiungere lo stesso obiettivo con sistemi diversi, che non mortifichino i dipendenti e che, in sostanza, mantengano l’occupazione sia nella sede centrale che nei punti vendita, quelli che non saranno chiusi o ceduti».
Già questa mattina i sindacati faranno un punto della situazione, per arrivare all’incontro dell’8 maggio con i numeri e le proposte per arrivare alla chiusura.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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