Italia
Pilota muore in gara a 39 anni: donati gli organi
Dario Cecconi è scomparso tre giorni dopo un incidente in Irlanda. Da tempo lavorava all’aeroporto militare di Grosseto
GROSSETO. Era l’ultimo giro dell’ultima gara, era l’ultima curva dell’ultimo sogno. E purtroppo è stato l’ultimo brivido della sua vita, fatta moto, corse e adrenalina. Dario Cecconi, 39enne di Collesalvetti, è morto dopo essere caduto in Irlanda del Nord durante la Tandragee 100, una delle classiche del road racing (corse su strada). Il pilota che lo precedeva — nella gara finale di sabato scorso — ha perso il controllo anche a causa della pioggia, è finito sull’asfalto e la sua moto ha fatto cadere anche il livornese, che ha perso subito conoscenza.
Cecconi è stato soccorso e portato subito all’ospedale di Craigavon, il più vicino al luogo dell’incidente, in gravissime condizioni. L’hanno raggiunto il fratello Luca e la fidanzata Francesca, ma purtroppo il suo cuore ha smesso di battere martedì sera, tre giorni dopo la caduta a Tandragee, paesino di 3mila abitanti nel cuore dell’Irlanda del Nord. Dove Dario andava ogni anno, dal 2012, per la gara che lo entusiasmava di più, tanto che si era tatuato sulla pelle il nome della città di Tandragee e laggiù aveva tantissimi amici.
Prima di quella maledetta gara, in classifica Cecconi era nono sui 36 partecipanti della categoria senior support race. Di solito prendeva il furgoncino di famiglia, caricava sopra la sua Suzuki e partiva per il Regno Unito. Non solo passione per le moto e le corse, dunque, ma anche per i viaggi e le avventure. Stavolta però era andato in Irlanda del Nord in aereo, noleggiando una Yamaha direttamente sul posto e lottando per posizioni importanti. «Era nono, era contentissimo — ricordano i familiari tra le lacrime — e forse il segreto era proprio quella nuova moto, anche se comunque era molto affezionato alla sua Suzuki».
Dario doveva tornare domenica a Livorno, invece quell’incidente ha spezzato la sua vita, i suoi sogni e i suoi viaggi. Era nato e cresciuto a Collesalvetti, poi aveva preso il diploma di perito aeronautico a Pisa e aveva trovato lavoro in un’azienda friulana, partecipando alla creazione dei simulatori di volo per il caccia Eurofighter Typhoon.
Da alcuni anni, invece, viveva a Grosseto e lavorava all’aeroporto militare Baccarini, esattamente come il fratello Luca. «Martedì è stata la giornata peggiore della nostra vita — il post di Luca Cecconi, in Irlanda del Nord con la cognata Francesca — purtroppo Dario ha perso la battaglia più importante della sua vita. I medici hanno detto che non ha avuto neanche il tempo di accorgersi dell’urto, in questi tre giorni non ha sofferto. Dario è scomparso seguendo una delle sue più grandi passioni, circondato da persone che gli volevano bene e in un posto che amava».
Dario, che aveva compiuto 39 anni lo scorso 7 aprile, si era avvicinato al mondo delle corse nel 2009. Ma la pista, come raccontano gli esperti del settore, non era il suo forte. E così iniziò a dedicarsi alle corse su strada, dimostrando presto di avere la stoffa giusta. Le sue specialità erano le road races d’oltremanica, soprattutto in Irlanda del Nord. Lo scorso anno aveva coronato anche il suo sogno di debuttare al Gran premio dell’Ulster, corsa storica di Belfast e valida per il motomondiale fino al 1971. Ma nel suo cuore c’era soprattutto Tandragee, con le sue strade, il suo asfalto e i suoi chilometri. «Era la mia seconda casa», ripeteva spesso. «Lui era il figlio italiano di questa terra», scrive adesso la gente del posto su Facebook. Un amore ricambiato, insomma, e una tragedia che ha sconvolto tutti.
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