Il Tirreno

Grosseto

l'allarme

In Maremma non piove: allarme siccità 

di Gabriele Baldanzi
Le colture a secco (Foto d'archivio)
◗
Le colture a secco (Foto d'archivio)

Nei primi mesi del 2017 poca acqua, molto meno che nel resto di Toscana. Si profila un’annata come il drammatico 2012

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. In Maremma il 2017 rischia di essere l’anno fotocopia del 2012, quando già a metà aprile la Regione Toscana fu costretta a dichiarare lo stato di emergenza per siccità. Il territorio, soprattutto quello a vocazione agricola, è già in affanno per l’approvvigionamento idrico. Gli invasi in sofferenza. L’inverno è stato avaro di pioggia, avarissimo di neve. E le previsioni meteo non incoraggiano.
È il Lamma a dirlo, in base ai report del 2017, che evidenziano una cronica mancanza di precipitazioni nei primi tre mesi dell’anno, quando in Maremma si è di poco superato i 70 millimetri (10 a gennaio, circa 50 a febbraio, 12 a marzo).

«La prima decade di aprile, così come il mese di marzo — commenta Roberto Costantini, responsabile della sede grossetana del Lamma e del Cnr-Ibimet — è stata caratterizzata da piogge nettamente sotto la media. Non solo. Marzo, dal punto di vista termico, è risultato caldo, con marcate anomalie sulle temperature massime (da 2 a 3 °C in più le massime; +1 per le minime). L’indice pluviometrico del Lamma indica proprio Grosseto come la città più arida della Toscana, con problemi di deficit più o meno marcato sia nel breve (3 mesi), che nel lunghissimo periodo».

Qui, in effetti, si registra a marzo un unico picco di piovosità, dovuto a una rapida perturbazione transitata tra il 4 e il 7 marzo e seguita da un graduale e costante miglioramento. Poi di nuovo una sgocciolata il 25. Gli indicatori che monitorano la siccità in Maremma giungono da decine di stazioni meteorologiche a terra. E il quadro che emerge è davvero preoccupante.
L’anomalia delle precipitazioni si evidenzia dallo scostamento dei cumulati di pioggia di un dato periodo (nel nostro caso si osservano i primi tre mesi dell’anno), rispetto alla media climatica (1981-2010). Nel primo trimestre, appunto, Grosseto conferma il trend degli ultimi due anni: è la città Toscana con i problemi maggiori di siccità, tra le prime tre del centro Italia. Insomma, in Maremma non piove quasi mai. Lo stesso febbraio, che aveva “saziato” il resto della Toscana, da noi era stato decisamente avaro con un cumulato complessivo mensile inferiore a 50 millimetri.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.15207386:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15207386:1652376467/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Ma al di là della percezione empirica, c’è un altro indicatore ad attestare il deficit di piogge, spalmandolo su diverse scale temporali (3, 6, 12, 24 mesi). Si chiama Spi — Standardized Precipitation Index — e quantifica il grado e la tipologia di siccità (meteorologica, agricola, idrologica) e i relativi impatti su vegetazione, disponibilità idrica e attività antropiche. E la Maremma, manco a dirlo, è messa molto male. Basta dare uno sguardo alla tabella su siccità idrologica e agricola pubblicata a fianco, dove emergono valori da siccità “estrema” di lungo periodo e “severa” nei tre mesi.

«Non sono un previsore — conclude Costantini — ma guardando i monitoraggi dei colleghi vediamo che anche per questo secondo trimestre (aprile, maggio, giugno) le previsioni restano pessimistiche. Aprile sarà un altro mese critico, con temperature sopra la media e un numero di giorni piovosi inferiori alla norma. A maggio proseguirà questa tendenza: temperature alte ma con piogge in media, mentre a giugno le temperature potrebbero rientrare nella normalità e il numero di giorni piovosi essere addirittura superiore alla media».
Ma perché è piovuto così poco nell’autunno-inverno 2016-2017? «Negli ultimi mesi — spiegano dal Lamma — sono mancate le grandi perturbazioni atlantiche, quelle che distribuiscono in modo omogeneo piogge abbondanti. Fatta infatti eccezione per una breve parentesi atlantica nella prima parte di febbraio, i peggioramenti sull’Italia sono stati indotti spesso da vortici instabili in discesa dal Nord Europa o in formazione sul Mediterraneo, con precipitazioni distribuite in modo irregolare. La colpa è di un anticiclone delle Azzorre che si è dimostrato decisamente forte sull’Europa e che ha sbattuto le porte in faccia alle perturbazioni atlantiche, quasi tutte deviate molto più a nord dell’Italia».

E anche a Firenze c’è preallarme. I tecnici della Regione stanno valutando la situazione idrologica, soppesando le previsioni sui consumi domestici, le esigenze dell’agricoltura e del sistema produttivo. Se dovesse di nuovo scattare lo stato di emergenza per siccità sarebbe la quarta volta in 15 anni, a dimostrazione che siamo davanti a un mutamento climatico con cui fare i conti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani