Il Tirreno

Grosseto

«Chi vende gli alcolici  deve chiudere alle 20»  

di Giovanna Mezzana
«Chi vende gli alcolici  deve chiudere alle 20»  

È la “misura” contro il degrado proposta da commercianti e imprenditori  per mettere un freno al viavai delle botteghe etniche aperte tutta la notte

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GROSSETO. I negozianti di via Roma hanno le idee chiare su come risalire il crinale per lasciarsi alle spalle il degrado, cioè quel pericoloso ruzzolare da una condizione buona a una peggiore. E le hanno illustrate nel corso della tappa che Caffé Tirreno ha fatto “da queste parti” ospite del Bar Gaia di piazza Ferretti. «Bisogna impedire che di notte — dice Carlo Rusconi, titolare della lavanderia “Linda” — ci siano gruppi di persone che alzano il gomito per strada. E per evitare questo rischio non si può che imporre la chiusura nelle ore notturne a quei negozianti che vendono alcolici e superalcolici».
Chiamiamo le cose con il loro nome: in via Roma e nei dintorni ci sono diverse botteghe gestite da cittadini extracomunitari in cui si può acquistare alcolici a tutte le ore del giorno e della notte. Sia chiaro: i negozianti grossetani della zona non parlano perché mossi dalla fobìa dello straniero: «Questi negozi etnici — aggiunge Rusconi — sono potenzialmente una risorsa; potrebbero essere attività gradevoli se solo si riciclassero, si rivalutassero; la stragrande maggioranza dei loro incassi è invece rappresentata dalla vendita di bevande alcoliche per lo più in vetro, che può essere un’arma in mano a chi è su di giri».
Rusconi ci tiene alla “sua” via Roma. «Ho scelto questo fondo per aprire la mia attività — spiega — perché questa strada mi piace. Mi ricorda il passato. Ha una storia, testimoniata anche da alcuni edifici popolari assai datati. Ha una sua identità: chiunque esca da Grosseto con l’auto passa da qui. È un peccato vederla scivolare nel degrado». Rusconi è tra i promotori di un esposto inviato mesi fa al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e al questore Domenico Ponziani: era stato firmato da 400 cittadini. «Da lì — osserva — qualche risultato l’abbiamo visto: ad esempio, passano più auto di polizia e carabinieri, la strada è più monitorata».
«Ma è una goccia nell’oceano — riflette Fabio Trotta, titolare dell’omonima gioielleria — Non basta. Gli sforzi dell’amministrazione comunale si vedono — aggiunge — ma parliamo di un fenomeno (quello dell’immigrazione su larga scala, ndr) che non può essere gestito solo da un’amministrazione di provincia. Bisogna chiedersi perché i negozi di quel genere aprono e noi chiudiamo schiacciati anche dagli effetti della presenza di un nuovo centro commerciale (Maremà al Commedone, ndr) le cui dimensioni non hanno ragion d’essere per una città come Grosseto. Si sarebbero dovute trovare strategie — incalza — per riportare cittadini e turisti in centro, piuttosto che indurli allo spostamento alle porte della città».
Una possibile soluzione la mettono nero su bianco Yuri e Moris Stolzi, titolari della tabaccheria di via Roma: «Forse basterebbe imporre la chiusura obbligatoria dei negozi che vendono alcolici e superalcolici alle 20 nei mesi invernali e alle 21 durante l’estate — riflettono i due fratelli — I problemi del resto emergono nelle ore notturne, tant’è che noi ne abbiamo notizia solo dai nostri clienti che abitano nelle vicinanze, visto che ad una certa ora chiudiamo».
Il malessere c’è e si può misurare: «C’è chi ci ha detto — aggiungono Yuri e Moris — che ha intenzione di trasferirsi, di cambiare casa perché la situazione gli è diventata insopportabile. Chi è residente può farlo, per chi ha un’attività invece diventa tutto più complicato: abbassare la saracinesca qui per alzarla altrove significa perdere la clientela che magari si è conquistata con serietà e fatica in tanti anni di lavoro al pubblico, dietro ad un “banco”. Cittadini costretti a cambiare casa, negozianti che resistono strenuamente sono comunque i segnali di una disfatta che nessuno, però — e questo è un bene — è pronto ad accettare passivamente.

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