Addio all’inventore della mitica “Sacco”, poltrona di Fracchia
di Sara Landi
Grosseto piange la scomparsa dell’architetto Piero Gatti Progettista visionario e uomo di grandi ideali. Oggi i funerali
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GROSSETO. Si è spento nella sua abitazione di Grosseto all’età di 76 anni l’architetto Piero Gatti, torinese di nascita e maremmano di adozione da una trentina d’anni. Il suo nome è legato insieme a quello dei colleghi Cesare Paolini e Franco Teodoro alla poltrona Sacco, vera icona del design italiano, entrata nell’immaginario collettivo anche grazie ai film di Fracchia e alla saga del ragionier Fantozzi.
È la compagna Santa Cucchi a ricordare come nacque quel progetto rivoluzionario: «Nel 1968 tre giovani architetti di Torino inventano una seduta ispirata al sacco di iuta che usavano i contadini in montagna per dormire e lo chiamarono Sacco anche se inizialmente volevano chiamarlo “scroto”, dal greco “contenitore”. Un industriale (Aurelio Zanotta, fondatore della omonima azienda di arredamento, ndc) coglie l’originalità dell’invenzione e porta il sacco all’Esposizione universale di Parigi. Ecco, con Piero è morto l’ultimo di quei tre ragazzi».
Piero Gatti era nato a Torino il 13 settembre del 1940. Lui, Paolini e Teodoro erano ancora dei giovani e sconosciuti progettisti quando si inventano nel 1968 la poltrona Sacco, opera che si è aggiudicata il Compasso d’Oro nel 1970 e che è stata esposta al Moma di New York nel 1972. Quella seduta colorata e senza forma ha conquistato un po’ tutti per il suo carattere informale e per il fatto di poter essere sfruttata in molti modi: per sedersi, per appoggiarsi ma anche per sprofondarci, proprio come faceva Paolo Villaggio nei suoi film. Il progetto lancia la carriera di Gatti che lavora a lungo a Milano e gira il mondo ma a un certo punto sceglie di trasferirsi in Maremma, anche sulla scorta dell’esempio del collega Teodoro, originario di Piombino.
«Piero — ricorda la compagna Santa — da tanti anni aveva scelto la Maremma nella speranza che in questa splendida terra si potessero attuare i suoi ideali di architettura ed urbanistica ecosostenibile, per realizzare un modello di ambiente a dimensione umana. Critico ma propositivo, Piero era attivo nel sociale e politicamente nel Movimento 5 Stelle che riconosceva come unica via per attuare quel sogno di equilibrio dell’educazione estetica attraverso una consapevolezza dell’essenzialità e del non spreco legata alla logica del profitto».
Proprio il Movimento 5 Stelle di Grosseto ha dato ieri la notizia della scomparsa del grande architetto, ma anche amico e attivista. Per i 5 Stelle Gatti era stato tra l’altro candidato al consiglio comunale alle amministrative di Grosseto del 2011.
Così lo ricorda un’amica e collega, Patrizia Pisino: «Ci ha lasciato un grande amico con cui condividevamo passioni e idee politiche, ci si confrontava convivialmente davanti ad un buon piatto e ad un bicchiere di vino per discutere e ipotizzare soluzioni, anche visionarie, su una “architettura sociale” dove natura ed uomo condividono un mondo senza schemi legati al profitto ed all’interesse. Si ipotizzavano soluzioni di decoro e sistemazione urbane per Grosseto, ma le sue idee erano e sono troppo all’avanguardia per una città dove conta solo il profitto imbrigliato con normative capestro ad hoc. Lo ricordo con la sigaretta di traverso e con il bicchiere di vino con la sua aria da eterno bambino disincantato e deluso insieme alla sua compagna Santa, concreta e sempre presente. È stato un grande uomo che dopo aver girato il mondo si è trasferito in Maremma con la voglia di cambiare e migliorare la vita di tutti noi. Il suo esempio e i suoi ideali resteranno sempre in noi amici che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo».
I funerali dell’architetto si svolgeranno oggi alle 15 al cimitero di Sterpeto.
È la compagna Santa Cucchi a ricordare come nacque quel progetto rivoluzionario: «Nel 1968 tre giovani architetti di Torino inventano una seduta ispirata al sacco di iuta che usavano i contadini in montagna per dormire e lo chiamarono Sacco anche se inizialmente volevano chiamarlo “scroto”, dal greco “contenitore”. Un industriale (Aurelio Zanotta, fondatore della omonima azienda di arredamento, ndc) coglie l’originalità dell’invenzione e porta il sacco all’Esposizione universale di Parigi. Ecco, con Piero è morto l’ultimo di quei tre ragazzi».
Piero Gatti era nato a Torino il 13 settembre del 1940. Lui, Paolini e Teodoro erano ancora dei giovani e sconosciuti progettisti quando si inventano nel 1968 la poltrona Sacco, opera che si è aggiudicata il Compasso d’Oro nel 1970 e che è stata esposta al Moma di New York nel 1972. Quella seduta colorata e senza forma ha conquistato un po’ tutti per il suo carattere informale e per il fatto di poter essere sfruttata in molti modi: per sedersi, per appoggiarsi ma anche per sprofondarci, proprio come faceva Paolo Villaggio nei suoi film. Il progetto lancia la carriera di Gatti che lavora a lungo a Milano e gira il mondo ma a un certo punto sceglie di trasferirsi in Maremma, anche sulla scorta dell’esempio del collega Teodoro, originario di Piombino.
«Piero — ricorda la compagna Santa — da tanti anni aveva scelto la Maremma nella speranza che in questa splendida terra si potessero attuare i suoi ideali di architettura ed urbanistica ecosostenibile, per realizzare un modello di ambiente a dimensione umana. Critico ma propositivo, Piero era attivo nel sociale e politicamente nel Movimento 5 Stelle che riconosceva come unica via per attuare quel sogno di equilibrio dell’educazione estetica attraverso una consapevolezza dell’essenzialità e del non spreco legata alla logica del profitto».
Proprio il Movimento 5 Stelle di Grosseto ha dato ieri la notizia della scomparsa del grande architetto, ma anche amico e attivista. Per i 5 Stelle Gatti era stato tra l’altro candidato al consiglio comunale alle amministrative di Grosseto del 2011.
Così lo ricorda un’amica e collega, Patrizia Pisino: «Ci ha lasciato un grande amico con cui condividevamo passioni e idee politiche, ci si confrontava convivialmente davanti ad un buon piatto e ad un bicchiere di vino per discutere e ipotizzare soluzioni, anche visionarie, su una “architettura sociale” dove natura ed uomo condividono un mondo senza schemi legati al profitto ed all’interesse. Si ipotizzavano soluzioni di decoro e sistemazione urbane per Grosseto, ma le sue idee erano e sono troppo all’avanguardia per una città dove conta solo il profitto imbrigliato con normative capestro ad hoc. Lo ricordo con la sigaretta di traverso e con il bicchiere di vino con la sua aria da eterno bambino disincantato e deluso insieme alla sua compagna Santa, concreta e sempre presente. È stato un grande uomo che dopo aver girato il mondo si è trasferito in Maremma con la voglia di cambiare e migliorare la vita di tutti noi. Il suo esempio e i suoi ideali resteranno sempre in noi amici che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo».
I funerali dell’architetto si svolgeranno oggi alle 15 al cimitero di Sterpeto.
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