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«La sera gli detti un passaggio Era vestito in modo ordinato»

«La sera gli detti un passaggio Era vestito in modo ordinato»

GROSSETO. Una delle prime persone a vedere Claudio Orlando dopo l’orario indicativo del delitto fu Michele Carini, gestore del discount di Castel del Piano: a lui l’uomo aveva chiesto un passaggio...

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GROSSETO. Una delle prime persone a vedere Claudio Orlando dopo l’orario indicativo del delitto fu Michele Carini, gestore del discount di Castel del Piano: a lui l’uomo aveva chiesto un passaggio per recarsi a Grosseto.
E com’era? chiede il difensore Ivan Giannino, ieri in sostituzione di Maria Pia Di Maio: «Vestito ordinatamente e pulito». Compatibile con una scena del delitto invasa dal sangue? Come avrebbe fatto a pulirsi in così poco tempo? Domande non formulate ma comunque aleggiate in aula. La ricostruzione: «Alle 16 di sabato venne al negozio e chiese un passaggio. Io l’avevo visto saltuariamente, in precedenza: una volta mi aveva consegnato il curriculum». Fu fissato l’appuntamento, la partenza sarebbe stata alle 20. «Alle 19.30 era già lì. Aveva un trolley, uno zaino attaccato al manico, una saccaq non rigida. Salimmo in auto e andammo a Grosseto». Com’era vestito? «Un giacchetto rosso con cintola ai fianchi. Un cappuccio? Non ricordo, anzi sì». E cosa disse lungo il tragitto? aggiunge il pm: «Fu gentilissimo, come era sempre stato al negozio. Si lamentava dei problemi nel trovare un lavoro. Anche dei problemi familiari con il padre. Mi parlò di un brutto incidente nella zona di Roma, di anni prima, per il quale doveva avere un risarcimento. Mi ringraziò, spiegando che non c’erano mezzi pubblici dopo una certa ora e che gli avevo fatto risparmiare 100 euro di taxi. Si offrì di pagare la benzina e un aperitivo, io rifiutati e lo salutai».
Era la stessa persona vista poco dopo le 19 mentre usciva dalla casa di piazza Rosa Guarneri Carducci 13? A queste domande hanno risposto Carla Pieri, che abita lì vicino (al 13), e la figlia Arianna Ulivieri, che l’aveva accompagnata a fare la spesa ad Arcidosso: stavano rincasando. «L’impressione è che stesse uscendo - dice la madre - Mi sembrò un vu’ cumprà e aggiunsi che se fosse andato a suonare da mio marito lui gli avrebbe dato 10», scacciandolo cioè. «Lo illuminammo con i fari dell’auto, era di spalle», aggiunge la figlia, che poi però non ricorda chi delle due fosse al volante in quel momento. Le donne, che non danno indicazioni precise su abbigliamento e trolley, spiegano di essersi rivolte ai carabinieri dopo aver appreso del fatto, consegnando uno scontrino comprovante l’orario degli acquisti.
Le parti, compreso l’avvocato di parte civile Savino Guglielmi, rinunciano a sentire il proprietario della casa di Tucci, Alfiero Cerboni, e Corrado Corsini della ditta in cui Orlando avrebbe dovuto sostenere un colloquio di lavoro. Sentita invece l’allora responsabile dell’assistenza sociale Asl Amiata, Francesca Fondatori («Tucci era contento del servizio, sempre educato e corretto»), e Arifan Faruc, il barista dell’Istanbul Kepab di piazza della stazione dove un uomo identificabile per Orlando si era presentato poco prima delle 21 per comprare due birre Ceres: «Una la bevve, l’altra la portò via. Sei euro. Mi disse che avrebbe dovuto prendere un treno per Roma». (p.s.)

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