Meteo
Anche la nuova Coop destinata a chiudere La rabbia della gente
Dopo via Rovetta, l’addio annunciato a via Pirandello «Perché per noi non si sono mobilitati come per il Pace?»
GROSSETO. Per la spesa quotidiana, dalla macelleria ai generi alimentari, dall’ortofrutta ai detersivi, l’insegna storica di Barbanella è sempre stata quella del supermercato Coop. Ma le testimonianze raccolte ieri durante il Caffè Tirreno disegnano su questo aspetto della grande distribuzione uno scenario piuttosto fosco. Il quartiere ha già perso nel 2012 la sua Coop di via Rovetta (aperta 44 anni prima) malgrado una strenua battaglia dei residenti per non farla chiudere. L’apertura di una nuova Coop in via Pirandello sembrava una conquista che però ora è in discussione.
Un regalo insomma che la comunità barbanellina non ha fatto in tempo a godersi. Anzi, quando Unicoop Tirreno si è pronunciata nei mesi scorsi sulla vicenda della ristrutturazione della rete dei punti vendita ha esplicitamente ammesso che i supermercati che sicuramente chiuderanno sono quelli di via Pirandello e via Pisacane (che erano del resto tra gli ultimi nati in casa Coop nel capoluogo maremmano).
Sulla vicenda Coop hanno espresso grandi preoccupazioni due barbanellini doc, Enzo Quartana e Raffaello Rossi.
È il signor Quartana a lamentare il paradosso di quanto sta succedendo al quartiere in rapporto alla sua amata “Coppina”. «Ci siamo battuti per salvare il supermercato di via Rovetta – dice Quartana – Poi si è aperta la possibilità di un nuovo punto vendita in via Pirandello. Ora però rischiamo di perdere anche quello».
Rossi tira in ballo il caso della Coop di via Inghilterra, balzato agli onori della cronaca. «Su quella Coop lì sono state fatte tante iniziative e c’è stato dibattito nella stampa e interessamento da parte del Comune – dice – eppure il nostro quartiere non è certo meno abitato del Pace. Non vedo la stessa mobilitazione per via Pirandello anche se sono state raccolte seicento firme contro l’ipotesi di chiusura».
Raffaello Rossi ci consegna una lettera in cui lui, in qualità di socio prestatore, immagina di scrivere alla Coop stessa, richiamando lo slogan pubblicitario «La Coop sei tu» che a Rossi suona ora beffardo.
«Sappiamo benissimo – scrive Rossi, residente in via Platino – che un’azienda per stare sul mercato deve bandire i sentimentalismi. Ma voi, cari soci dirigenti, dovreste spulciare nei ricordi del passato quando La Proletaria era attenta al mercato ma anche all’aspetto sociale della propria presenza nel territorio». La Proletaria non avrebbe secondo Rossi riposto «il cuore in un cassetto mentre Unicoop Tirreno lo ha fatto».
Sara Landi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
