Il presidio
Violenza, i locali si ribellano «Riconquistiamo la città»
Alchemy, Cantina, Affetti e Jab organizzano aperitivo e dj set in piazza del Sale e invitano giovani e famiglie per ribattere con la convivialità a risse e paura
GROSSETO. Anche ieri a pranzo e martedì di sera la stessa storia. Un uomo ubriaco ha importunato i gestori di un paio di locali di piazza del Sale finendo per tirare al titolare un portacenere. E sono dovute intervenire le forze dell’ordine. Succede a Grosseto, nel cuore del centro storico, in piazza del Sale, diventata ormai il triangolo terribile della città, teatro di risse, spaccio, pugni e calamita di spacciatori, ubriachi e tossicodipendenti.
Un evento per dire basta. Ma dopo l’assedio che la piazza ha vissuto sabato sera, quando due uomini di origine magrebina urbiachi si sono presi a pugni e poi hanno minacciato i clienti con le bottiglie rotte, seminando il panico, i titolari dei locali chiedono solo sicurezza e riscatto per la piazza. E lo fanno con gli strumenti che conoscono meglio: la convivialità, la musica e lo stare insieme.
Nasce così “Riprendiamoci la nostra città”, un doppio appuntamento per domani sera e sabato sera 1º aprile, in cui la movida grossetana, quella sana, quella pacifica, torna protagonista. L’iniziativa è di Alchemy, Cantina, Affetti e Jab, che dalle 19 invitano a un aperitivo maremmano con dj set a cui sono chiamati giovani, famiglie e tutti i cittadini che hanno diritto a riprendersi gli spazi della loro città e a viverli in sicurezza. Perché al momento la sensazione, oltre che i fatti, che si vive in città è di paura.
Il dibattito politico. L’argomento è, ovviamente, al centro del dibattito politico. E proprio su questo interviene il gruppo consiliare del Pd. «Il tema della sicurezza urbana, molto sentito dai cittadini, è stato uno dei temi dominanti della campagna elettorale – spiegano i consiglieri democratici –. Su questo i cittadini hanno premiato il centrodestra convinti dalle promesse che la situazione (aumento di furti in case e negozi) fosse colpa della giunta di allora e che col cambio dell’amministrazione sarebbe cambiata». La nuova amministrazione ha anche creato un assessorato alla sicurezza e lo ha affidato a Fausto Turbanti, colui che, dicono i consiglieri pd, «aveva trasformato i furti nelle abitazioni in un fatto politico». Prima del voto Turbanti aveva infatti dato vita a un comitato per denunciare i tanti furti in città.
«Ma i fatti, testardi, ci hanno messo lo zampino: i furti e i fenomeni di degrado continuano – dice il Pd – come e più di prima e ci dimostrano che la destra sta fallendo proprio dove aveva suscitato le maggiori aspettative. Ecco perché i demagoghi della destra securitaria, ora che amministrano la città, sono in palese difficoltà. Di qui la ricerca di un alibi. E così gli stessi che sino all’altro ieri davano la colpa al sindaco di ogni furto che accadeva in città, ora invocano le responsabilità del governo. Ma allora a cosa serve l’assessorato alla sicurezza? Se tutto quel che è riuscito a produrre è l’eliminazione di due panchine, la montagna ha partorito il topolino».
Per il Pd la verità «è che il tema della sicurezza urbana è maledettamente complesso e mal si confà agli slogan demagogici. È richiesta una puntuale cooperazione tra più livelli di governo e un approccio a 360 gradi che la destra mostra di non avere. Si fa sicurezza, senza dubbio, presidiando il territorio e reprimendo i reati, e questo è compito delle forze dell'ordine e dalla magistratura non certo di improvvisati tutori dell’ordine. Ma si fa sicurezza anche, e forse soprattutto, creando le condizioni per la vita buona di una comunità, e questo è compito precipuo della politica». Formazione e scuola, politiche urbanistiche, politiche fiscali di sostegno agli esercizi commerciali che presidiano naturalmente i luoghi e li rendono vivibili, politiche per rilanciare economia e lavoro, investimenti nel sociale che favoriscono l’integrazione: questi gli ingredienti necessari secondo il Pd. «Perché una piazza sia sicura la notte – dice il Pd – è certo necessario che sia presidiata da una macchina della polizia, ma anche che sia illuminata e resa agibile da politiche sociali di inclusione, oltre che di decoro urbano. Perché l'insicurezza non deriva dall'immigrazione, ma dalla mancata integrazione».
Da qui l’appello al sindaco: «Abbiamo bisogno che il sindaco di Grosseto, messi da parte gli alibi, ne sappia valorizzare le opportunità e le possibilità che offre. A tale riguardo, il consiglio comunale aperto che ha annunciato sul tema, non dovrà servire per esercitarsi nella diffusa pratica dello scaricabarile; dopo mesi di promesse clamorosamente disattese, l’amministrazione non sarebbe credibile. Occorre però che finiscano le esternazioni demagogiche e gli inviti alla giustizia fai da te, del tutto inutili se non ad esasperare gli animi. E prima essi finiranno, prima potremo metterci a lavoro tutti insieme per una città più solidale, più coesa e quindi più sicura. Perché la sicurezza di una città non ha colore politico e sta a cuore a tutti».
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