Il Tirreno

Grosseto

Nuovo insetto killer minaccia gli olivi

di Francesca Ferri
Nuovo insetto killer minaccia gli olivi

Si chiama “cecidomia”, arriva dal Mediterraneo orientale e pare non avere un antagonista. L’allarme dei periti agrari

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GROSSETO. Se il cinipide galligeno, il matsucoccus feytaudi e la mosca olearia non avessero fatto abbastanza danni ai nostri alberi, c’è una nuova minaccia che si sta affacciando nelle campagne maremmane e attacca gli olivi: la cecidomia o moscerino suggiscorza. All’aspetto somiglia a una farfallina. In realtà è un pericoloso parassita, fino a due anni fa sconosciuto alle nostre latitudini, che non lascia scampo agli olivi.

A lanciare l’allarme sono i periti agrari della provincia di Grosseto che, nel giro di due anni, hanno visto quadruplicarsi i focolai di questo insetto in provincia di Grosseto.

«L’anno scorso la cecidomia ci è stata segnalata nel comune di Gavorrano – spiega il presidente dell’Ordine dei periti agrari della provincia di Grosseto Claudio Capitani – mentre quest’anno ci sono arrivate segnalazioni di focolai anche a Castiglione della Pescaia, Grosseto e Magliano».

Ma da dove arriva quest’insetto killer? Che aspetto ha? Come ci si difende?

«Si tratta di un parassita fitofago – spiega Capitani – diffuso nell’area mediterranea e del medio Oriente, soprattutto in Grecia, nello specifico sull’isola di Creta, Siria, Giordania, Turchia. In Italia ha iniziato a diffondersi nella zona del lago di Garda e di Trieste. Dal 2012 ha fatto la sua comparsa anche in Emilia Romagna, Puglia e altre regioni meridionali e dall’anno scorso sono stati individuati focolai anche nel Grossetano».

L’innalzamento delle temperature c’ha messo lo zampino: la farfallina killer trova infatti anche in Italia il calduccio che in passato le garantivano solo le regioni del Mediterraneo meridionale.

Il danno è causato dalle larve che si sviluppano sotto la corteccia, localizzandosi in preferenza all’ascella o a livello dei nodi dei rametti con un diametro non superiore al mezzo centimetro. «Qui la femmina depone le uova – spiega Capitani – in screpolature o piccole ferite. Le larve si alimentano dei tessuti sottocorticali interrompendo il flusso linfatico ascendente e provocando il disseccamento».

Sulle foglie compaiono delle galle che possono arrivare a interessare anche il 60 per cento della pianta.

«Ad oggi ancora non ci sono prodotti registrati per questo tipo di insetto – spiega Capitani – e soprattutto nell’agricoltura biologica non ci sono difese conosciute. Non è chiara, insomma, la presenza o meno di antagonisti naturali e quanto questi possano riuscire a contenere l’infestazione».

Il presidente dell’Ordine non vuole fare allarmismi, «tuttavia è importante non sottovalutare il problema – dice – e capire bene l’estensione del fenomeno attraverso un monitoraggio».

Perciò l’Ordine dei periti agrari ha informato il Servizio fitopatologico della Regione Toscana e chiede a chiunque osservi la cecidomia nella sua zona di segnalarlo all’indirizzo collegio.grosseto@peritiagrari.it, in modo da fare una mappatura dell’infestazione e studiare le possibili contromisure.

Per informazioni: www.peritiagrarigrosseto.it.

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