Il Tirreno

Grosseto

«Erasmus, mai più» I genitori riuniti in un’associazione

di Alfredo Faetti
«Erasmus, mai più» I genitori riuniti in un’associazione

Gabriele, il padre di Elena Maestrini morta in Spagna, ha scritto alla ministra: «La situazione deve cambiare»

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GAVORRANO. Ci sono dei passaggi all’interno della lettera che ne racchiudono il senso con poche parole. «Un genitore non dovrebbe mai piangere la perdita di un figlio». E ancora: «albergano in noi due sentimenti: l’immenso dolore per la loro prematura scomparsa e l’amarezza per il fatto che questa sciagura poteva essere evitata».

Parla a nome di tutte le famiglie coinvolte nella tragedia Gabriele Maestrini, ma la lettera e la firma sono di sua penna. «Sono il padre di Elena, una delle tredici studentesse Erasmus che la mattina del 20 marzo 2016 hanno perso la vita in Spagna durante un viaggio culturale». Il destinatario della lettera è la ministra all’Istruzione Valeria Fedeli, a cui il genitore manda un invito particolare a tenere alta l’attenzione su sicurezza e controllo. «Mi permetto a titolo personale di chiederle di sensibilizzare tutte le associazioni che seguono i nostri ragazzi in questa bellissima esperienza di studio e di vita che è l’Erasmus, ricordando che l’improvvisazione anche se con scopo nobile non deve essere praticata, devono esserci regole da rispettare». Maestrini ha conosciuto personalmente la ministra alcune settimane fa a Roma, durante il primo convegno degli Stati Generali Erasmus, e in questi giorni è tornato a scriverle, perché tutte gli aspetti legati a questa vicenda non rimangano in sospeso.

Specialmente oggi, una giornata molto importante per tutte le persone coinvolte in questo incidente stradale in Catalogna. Questa mattina infatti, ad Amposta, il giudice spagnolo deciderà sul ricorso presentato dal 62enne autista del pullman su cui viaggiavano le ragazze, unico imputato per omicidio plurimo e lesioni: ricorso per chiedere l’archiviazione del procedimento penale a suo carico, riaperto a gennaio dopo una prima archiviazione. Se il ricorso verrà accolto, la vicenda penale si chiuderà qui; viceversa, si andrà al processo. «Non entro in merito agli atti giudiziari in corso, ma spero con cuore che la magistratura spagnola renda almeno giustizia per quanto è accaduto» scrive Maestrini a Fedeli.

No, quello che al genitore preme dire al ministro è altro. Vuole parlare dell’associazione in cui si sono riuniti i parenti delle vittime, “Genitori Generazione Erasmus - Perché non accada mai più” e di come sciagure simili possano essere evitate in futuro. «Saprà pertanto che stiamo conducendo una battaglia seria e motivata per rendere giustizia alle nostre figlie: l’associazione non è nata, però, per supportare questa battaglia. Vuole semplicemente essere veicolo di cambiamento delle tante situazioni che possono rideterminare eventi come quello del 20 marzo 2016 - spiega Maestrini nella sua lettera - Se riusciremo nell'intento, il rischio che simili tragedie possano accadere di nuovo sarà molto ridotto».

E il lavoro è già stato indirizzato in questa direzione. «L’associazione vuole essere un cuneo per portare un cambiamento forte. Attraverso il suo comitato scientifico, con il sostegno di tutti coloro che vorranno unirsi a noi, porterà sui tavoli delle istituzioni i progetti di modifica da porre a base di nuove leggi e regolamenti in ordine alla sicurezza stradale, alle coperture assicurative, ai ruoli dei vari soggetti che interagiscono nel programma di formazione universitaria nell’ambito dell’Unione Europea».

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