Il Tirreno

Grosseto

Ecografie, la Procura chiederà l’assoluzione per le due infermiere

di Pierluigi Sposato
Ecografie, la Procura chiederà l’assoluzione per le due infermiere

Al processo per peculato per gli importi non versati rimane di fatto sotto accusa soltanto l’ex primario Rivela

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ORBETELLO. Colpo di scena al processo per peculato che vede imputati l’ex primario di chirurgia del presidio ospedaliero Colline dell’Albegna, Giuseppe Rivela, e due infermiere, Margherita Pacelli e Giovanna Petrocchi, perché sospettati di aver tenuto per sé il denaro versato dai pazienti per le visite e di non averlo consegnato alla Asl o comunque di essersi impossessato delle ecografie realizzate con le strumentazioni in dotazione agli ambulatori di Orbetello e Pitigliano come anche al centro Fisiomed di Manciano. Colpo di scena perché l’attuale pm, Arianna Ciavattini, ha preannunciato che chiederà il non doversi procedere per le due infermiere.

Lo ha detto davanti al collegio del Tribunale (Giovanni Puliatti presidente, Giovanni Muscogiuri, Andrea Stramenga) nell’udienza in cui doveva essere ratificata la modifica dell’imputazione. Perché la sostituta procuratrice in precedenza aveva dato incarico alla guardia di finanza di riesaminare tutte le prestazioni e ha quindi prodotto una nuova tabella di contestazioni. Ci sono state variazioni, anche significative, rispetto alla contestazione originaria. Variazioni che hanno indotto l’avvocato Cristiano Conte (per Petrocchi) a chiedere perché fossero stati ripresentati esami (oltre 200) oggetto di proscioglimento in sede di udienza preliminare. A quel punto il pm ha preannunciato che chiederà il proscioglimento per le due infermiere: «Non sappiamo chi delle due era presente, se una o l’altra: potrebbe essere stata anche una terza persona. Non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai». Non luogo a procedere per non aver commesso il fatto, sarà la formula. Per Rivela, invece, la differenziazione è stata diversa: la dottoressa Ciavattini ha notato che l’ex primario ha pagato in ritardo (poco dopo o alcuni mesi dopo) molte delle prestazioni e ha quindi rimodulato l’accusa, sostenendo che «un conto è non pagare, un conto è pagare in ritardo». Il peculato, dunque, resta e per Rivela si attesta adesso su un numero di esami superiore ai 700, tra quelli al Fisiomed e quelli nelle strutture pubbliche. L’azienda sanitaria, costituita parte civile (ieri in aula l’avvocato Angela Porcelli), si è dichiarata remissiva e ha comunque presentato la lista dei pagamenti non effettuati alla luce della nuova imputazione, per quasi 12 mila euro.

L’avvocato Giovanni Di Meglio (difesa Pacelli) ha chiesto che il non doversi procedere fosse dichiarato se non in questa al massimo nella prossima udienza, prima della fine del processo, così che i difensori delle due infermiere conoscessero per tempo il loro destino. Anche perché, ha aggiunto Conte, ci sono di mezzo dei provvedimenti disciplinari. Ma il presidente ha dichiarato che non saranno fatti stralci e dunque, formalmente, tutti e tre (ieri presenti) rimangono imputati fino al termine del processo. Tutti dovranno ripresentarsi alla prossima udienza, ad aprile, quando saranno sentiti i tre testimoni erroneamente citati per l’udienza di ieri. E da quella data mancherà comunque poco alla fine del procedimento (i fatti sono del periodo 2006-2009). Depositata da Conte la lista testi per l’imputazione aggiornata mentre Marco Calò (per Rivela) si prepara a sostenere da solo il peso delle contestazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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