Il Tirreno

Grosseto

«Ambulanze più attrezzate» Promessa non mantenuta

di Gabriele Baldanzi
«Ambulanze più attrezzate» Promessa non mantenuta

Il potenziamento della rete di soccorso era stata annunciata dal direttore Mandò Poi la doccia fredda: la tecnologia a bordo pagata dalle associazioni di volontariato

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GROSSETO. Il potenziamento capillare della rete delle ambulanze Blsd (soccorsi di emergenza), una dotazione strumentale di avanguardia dei mezzi di soccorso e una migliore integrazione con le strutture ospedaliere. Sono i tre cardini su cui avrebbe dovuto articolarsi il “risarcimento” per lo spostamento della centrale operativa del 118 su Siena.

Promesse del direttore del dipartimento di emergenza-urgenza della Asl sud est, Massimo Mandò. Proprio lui, a dicembre, spiegò le novità introdotte con l’unificazione delle due centrali, primo passo verso la riorganizzazione complessiva della rete, che entrerà a regime nel giro di un anno e che comprenderà tutta l’Azienda. Questa riorganizzazione, in provincia di Grosseto, prevedeva - si legge in una nota dell’Asl del dicembre scorso - «la revisione delle postazioni di emergenza territoriale (Pet), che passeranno da 20 ad almeno 30, di cui 15 con personale sanitario a bordo; nuova dotazione di automediche in ogni ospedale della provincia, sulle quali presterà servizio lo stesso personale che lavora in pronto soccorso. E ancora la strumentazione delle ambulanze, che avranno tecnologia avanzata per il monitoraggio del paziente e la trasmissione dei dati sanitari». Quest’ultima - la tecnologia - scelta dall’Asl ma pagata dalle associazioni.

Nonostante il proliferare di polemiche, i disagi emersi sia per i pazienti che tra gli operatori, le critiche preventive di qualche primo cittadino e di alcune sigle sindacali, l’unica novità che giunge da Siena è che il progetto si è fermato.

I tempi saranno lunghi e le promesse della vigilia restano al momento non mantenute. Lo schema con le nuove postazioni (il progetto Mandò) - pubblicata qui a fianco e da un paio di settimane in mano anche ai volontari - era e resta carta. Prima c’è stata la conferenza stampa dello stato maggiore dell’Asl, dove i numeri del progetto di implementazione firmato da Mandò non sono stati dettagliati dal direttore sanitario Simona Dei, sfumando sulle nuove Pet, poi - venerdì scorso - proprio il direttore del Dipartimento di Emergenza-urgenza Mandò è tornato a Grosseto per incontrare associazioni di volontariato e alcune figure apicali delle articolazioni territoriali. «Un incontro dall’esito tutt’altro che positivo», così lo definiscono alcuni rappresentanti delle associazioni presenti.

In pratica il progetto Mandò, per sua stessa ammissione, si ferma in attesa di essere rivisto (da un’apposita commissione) e individuare la copertura finanziaria senza creare malcontento e squilibri. Impresa complicata, perché in realtà il potenziamento della rete delle ambulanze Blsd nel grossetano sarà pagato con la perdita di personale sanitario da postazioni già esistenti e un ulteriore carico per il personale volontario, che in futuro dovrà essere sempre più preparato e disponibile. «Un servizio 118 migliore o quantomeno uguale al precedente per efficienza e qualità degli interventi - spiegano i rappresentanti di alcune associazioni di volontario - per il momento in provincia di Grosseto non lo avremo. Il rafforzamento della capacità di intervento delle postazioni di emergenza territoriale, gestite dai volontari, è stato fermato. Così ci è stato spiegato venerdì. Al momento Grosseto ha perso la centrale, ha visto messo in discussione un sistema che funzionava, vedrà diminuire il numero dei medici e infermieri sul territorio e ha ricevuto solo pacche sulle spalle».

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