Meteo
Perseguita l’avvocato della compagna da cui si sta separando
Divieto di avvicinamento per un imprenditore di 35 anni Pressioni anche sulla moglie del legale, un’insegnante
GROSSETO. Se l’è presa con l’avvocato della sua donna, dalla quale si era separato, e con la moglie di lui. Una persecuzione praticamente quotidiana, dal novembre scorso a pochi giorni fa, scandita non soltanto da telefonate ma anche da messaggi scritti sulla chat della scuola dove la donna lavora e dove i propri figli vanno a scuola. Un incubo al quale i coniugi hanno provato a sfuggire con intimazioni e querele; l’avvocato aveva anche rinunciato al mandato. Tutto inutile. Anzi, l’insegnante non è nemmeno riuscita a tornare al lavoro dopo le vacanze natalizie. Ci sono voluti una richiesta di misure restrittive della sostituta procuratrice Arianna Ciavattini e il provvedimento del giudice delle indagini preliminari Marco Mezzaluna. Da ieri l’uomo - un imprenditore edile 35enne - ha ricevuto dal gip l’ordine di non avvicinarsi né alla casa né allo studio né alla scuola e comunque di non avvicinarsi all’insegnante.
Stalking, violenza privata e diffamazione sono i reati ipotizzati. Tutto era iniziato quando la ex moglie dell’indagato si era rivolta all’avvocato per essere assistita nella separazione. L’uomo si era anche convinto che il legale avesse istigato la moglie insegnante a manipolare il figlio dell’indagato, per farlo schierare dalla parte della madre. Lo scopo sarebbe stato privarlo dell’affidamento dei minori. Un’ossessione fatta anche di esposti all’Ordine degli avvocati e al Provveditorato agli studi. Non solo: secondo i primi accertamenti, l’indagato avrebbe minacciato l’insegnante, dicendo che non avrebbe più mandato il figlio a scuola fino a che il marito avvocato non avesse rinunciato all’incarico. Anzi, si sarebbe presentato più volte a scuola per cercare di contattare l’insegnante col pretesto del figlio.
Il gip ritiene che l’indagato abbia individuato nella donna l’anello debole su cui fare pressioni sul legale, anche per ottenere condizioni di separazione più favorevoli. Una pressione psicologica in cui sarebbe stato utilizzato strumentalmente il figlio. Un corto circuito che non si era esaurito nemmeno quando la ex moglie aveva cambiato avvocato. L’imprenditore aveva continuato a cercare il precedente legale e la moglie di lui. E ci sarebbero state anche minacce: alla moglie separata avrebbe detto che se avesse trovato l’avvocato precedente per strada «gli avrebbe spaccato la faccia».
Condotta molesta, persecutoria, sconfinante nella minaccia e nella denigrazione professionale. Questo il quadro tinteggiato dal gip, che ha preso in considerazione anche il certificato medico dell’insegnante: che soffre di ansia e che dichiara di non voler tornare a insegnare per paura di trovarsi di fronte l’indagato; un timore condiviso anche dall’avvocato, viste le volontà di aggressione riferite dalla moglie separata dell’imprenditore.
La magistratura è convinta che serva una misura anche perché l’uomo ha precedenti per maltrattamenti nei confronti dei figli e per violazione degli obblighi di mantenimento. La ex moglie l’ha denunciato ai primi del mese, perché lui avrebbe minacciato di portare via con sé i bambini all’estero. Il giudice ritiene appropriato il divieto di avvicinamento richiesto dal pubblico ministero, «confidando che questo intervento giudiziale sia sufficiente a disinnescare quel corto circuito nel quale l’indagato è ormai prigioniero. Questi del resto deve essere consapevole del fatto che, ove la condotta addebitata non venga meno, con violazione delle prescrizioni, potrà essere applicata una misura ben più grave, sino alla custodia cautelare anche in carcere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
