Il presidio
Etichettatura e lupi «Senza pascolo il latte perde il gusto tipico»
Il neocomitato di allevatori di Magliano è perplesso sulla stabulazione fissa degli animali in stalla
MAGLIANO. «L’etichettatura del latte e dei prodotti lattiero caseari è garanzia di trasparenza e qualità, ma dobbiamo lavorare perché quel latte provenga da pecore che pascolano liberamente e non chiuse nelle stalle a causa delle predazioni».
Così il neocomitato di allevatori nato a Magliano in Toscana il 25 gennaio e ancora in fase di costituzione definitiva, commenta la notizia che è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto di indicazione dell’origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattiero-caseari.
Una buona notizia che lo stesso direttore del consorzio di tutela pecorino toscano docg Andrea Righini ha positivamente accolto. Ma è lo stesso direttore a sottolineare che «se il problema predazioni costringesse le pecore a stabulazione fissa e cioè a vivere in stalle senza pascolare, si creerebbe un duplice problema: costi esagerati per i mangimi e latte non più con le caratteristiche che fornisce un animale libero. Soprattutto la quantità di acidi grassi che combattono il colesterolo e la maggiore digeribilità del prodotto, verrebbero a mancare. Dunque per le greggi bisogna ripristinare le condizioni di sicurezza originarie. La stabulazione fissa non è una soluzione per salvarsi dai predatori, se mai potrebbe essere una soluzione transitoria per fronteggiare il problema nella sua fase acuta».
Il comitato di Magliano insiste proprio su questo stesso punto. «Da una parte i nostri governanti riconoscono ai prodotti caseari come il pecorino, onore e gloria – commenta Virgilio Manini di Saturnia, del Comitato di Magliano –. Dall’altra non fanno nulla perché questa specificità di un prodotto eccellente resti inalterata. Se ci costringeranno a chiuderci nelle stalle con le nostre pecore, addio pecorino toscano. Sarà uguale a quello prodotto in ogni qualsiasi parte del mondo».
Anche Franco Mattei, allevatore di Scansano, membro del comitato, entra nel dettaglio. «Pecorino toscano e stabulazione fissa – dice – non vanno d’accordo. La pecora libera si nutre di erba e ogni erba dà un sapore particolare al latte. In questa maniera un prodotto è diverso dall’altro e ha le sue specificità. Se chiudiamo le pecore in stalla e le alimentiamo col mangine, è ovvio che il latte sarà identico in ogni parte del mondo. Un latte prodotto standard che non avrà più nulla di toscano. Allora perché il nostro pecorino sia di qualità e speciale, bisogna tenere le epcore libere e risolvere la questione predazioni. Questo è. Che il ragionamento non fa una piega lo dimostra il vino, ad esempio. Lo stesso vitigno che fruttifica in terreni diversi, produce vino diverso. È il terreno che fa la differenza. Per il latte di pecora è lo stesso. La tipicità del prodotto finale è nelle mani di ciò che produce il terreno dove pascola la pecora».
Il comitato maglianese torna anche sulla questione del canide decapitato fatto trovare nei giorni scorsi sulla strada provinciale di Pitigliano. «Ci dissociamo assolutamente dal gesto compiuto sull’animale – commenta Angelo Marzocchi del comitato di Magliano – sia per l’uccisione dell’ibrido che per la sua esposizione sulla pubblica via. Non si risolve così il problema delle predazioni. I predatori comunque ci sono in gran numero. Questo è innegabile. Se ne deve prendere atto e trovare una soluzione La quale soluzione è utile sia ai greggi che alle produzioni di qualità come i nostri formaggi teniamo conto che nel solo consorzio del pecorino toscano vi sono diciassette aziende e più di 1.000 allevatori. A loro si devono risposte, di cui beneficerà immediatamente anche il consumatore finale».
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