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Tentata truffa, assolto consigliere Mabro
Alessandro Giudice sedeva nel cda di Royal Tuscany: era stato denunciato da uno dei membri del collegio dei liquidatori
GROSSETO. La querela era stata presentata nel 2011 da Marco Milanesio, che allora sedeva nel collegio dei liquidatori di Royal Tuscany, la società che aveva guidato fino alla presentazione della richiesta di concordato preventivo al tribunale, la ex Mabro. Al centro della querela c’era l’accusa per tentata truffa ai danni di Alessandro Giudice, consigliere d’amministrazione di Royal Tuscany Fashion Group che aveva preso in affitto la Mabro. Un’accusa che ieri, nell’aula del tribunale di piazza Albegna dove si è celebrata l’ultima udienza del processo che ha visto anche le testimonianze di Antonio Di Pietrantonio, presidente del cda e dell’amministratore delegato Filippo Invitti. Processo che è finito con la lettura della sentenza da parte del giudice Giovanni Puliatti di assoluzione con formula piena, così come aveva chiesto il sostituto procuratore Salvatore Ferraro, sostituito in aula dal viceprocuratore onorario Elena Bartalini. «È stato dimostrato - dice l’avvocato Gaetano Abela - che il comportamento del mio cliente è stato corretto, così come era già stabilito da almeno altre due sentenze del giudice civile che ci avevano già dato ragione».
Alessandro Giudice era entrato nel cda di Movies per il coordinamento della direzione generale, delle attività produttive e delle strutture interne ma la società con lui aveva stipulato anche un altro contratto di collaborazione coordinata e continuativa che aveva fornito per le reimpostazioni delle strategie di management dell’azienda: un contratto che sarebbe stato valido dal 2008 al 2011. E in forza di questo contratto, Giudice aveva mandato nel dicembre 2010 una raccomandata e anche una e-mail con la quale, ricordando il contratto ritenuto in essere, chiedeva il pagamento di mensilità non corrisposte, per 75.000 euro (giugno-novembre 2010). Milanesio aveva però contestato questa attività e aveva denunciato il manager alla Procura. Secondo l’imputazione, Giudice avrebbe avuto unicamente svolto l’attività di consigliere per Royal Tuscany, tra il febbraio 2009 e il luglio 2010 e sarebbe stato pagato con 12.000 euro fino al maggio 2010. E reclamando invece i compensi del contratto di collaborazione avrebbe così cercato di trarre in inganno Milanesio.
Un’accusa che l’avvocato dell’uomo definisce «ingannatoria e fraudolenta. Quella è stata - aggiunge - una querela strumentale, dopo che i rapporti tra Giudice e il presidente della società non erano stati più gli stessi».
Lo ha detto anche uno dei dipendenti della Mabro, durante il processo. Giudice era stato messo alla porta in modo poco garbato per contrasti con Di Pietrantonio. Era il 2010.
L’anno dopo era arrivata la sua e-mail al collegio dei liquidatori, con la quale chiedeva il pagamento di quanto stabilito nel suo contratto di collaborazione.
Pagamento che era stato contestato da Milanesio che aveva accusato Giudice di tentata truffa. In tribunale, il manager ha vinto: le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 55 giorni.
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