Il presidio
Incinta vive per strada: il no di Valentina agli aiuti nei verbali della polizia municipale
Grosseto, l’assessore Milli: «Per l’assegnazione delle case popolari ci sono percorsi precisi. Non bastano gesti eclatanti»
GROSSETO. Valentina e Valerio ieri mattina erano in tv, su Rai Due e hanno raccontato la loro storia a Giancarlo Magalli. Hanno ringraziato il benefattore che ha pagato loro l’albergo, dopo che la coppia aveva lanciato un appello: lei è incinta e fino a pochi giorni fa dormiva per strada. Non hanno detto, però, né loro e nemmeno la “iena” Lorenzo Mancineschi che di proposte di aiuto da parte dei servizi sociali del Comune ne avevano ricevute più di una. Ma le avevano rifiutate tutte. Si sono presentati come coppia dall’ottobre 2016 al Coeso che, insieme all’assessorato ai Servizi sociali aveva cercato di trovare loro una sistemazione. Ma loro hanno sempre detto no. Poi c’è stato l’appello sul web e subito dopo gli attacchi di decine di grossetani che sui social hanno cominciato a raccontare una verità diversa da quella spiegata da Valentina e Valerio. Anche su alcuni gruppi cittadini su Facebook, tanti grossetani avevano offerto ai due un alloggio, degli abiti, qualche lavoretto per far nascere il loro bambino in un ambiente più confortevole. Ma a sentire il Coeso, l’assessorato ai Servizi sociali e i grossetani che hanno sollevato un polverone su questa vicenda scrivendo anche e - mail di protesta alla Rai, la coppia non ne ha voluto sapere nulla. «I servizi sociali si basano sull’operato e la valutazione professionale degli assistenti sociali e di altre figure (come educatori e psicologi, ad esempio) che verificano la situazione di bisogno del richiedente e propongono delle soluzioni - spiegano dal Coeso - L'interessato può accettare o meno il percorso proposto e può accadere che, per motivi contingenti, non sia possibile esaudire nell'immediato i desideri o le richieste delle persone».
E la richiesta della coppia, quella di avere una casa popolare, non può essere soddisfatta senza un percorso preciso. «Per accedere alla cosiddette case popolari - spiega Mirella Milli, l'assessore al Sociale di Grosseto - si deve partecipare a un bando, indetto dal Comune di residenza, in cui sono specificati i requisiti richiesti. Nessun gesto eclatante può, in alcun modo, portare all'ottenimento di un alloggio al di fuori dalla graduatoria regolarmente redatta, perché le condizioni indicate dalla legge regionale per l'accesso al beneficio sono di tipo amministrativo e non prevedono alcuna valutazione professionale».
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Per evitare di restare per strada, Comune e Coeso hanno offerto alloggio in due strutture diverse, in via ovviamente temporanea. «Invitiamo le persone che vivono situazioni di difficoltà a rivolgersi ai servizi - dice Fabrizio Boldrini, direttore del Coeso - perché talvolta, anche le persone più generose, che possono offrire il loro aiuto, non sono in grado o non conoscono il complesso sistema di servizi che può sempre dare un sostegno, anche se, soprattutto in una prima fase, può essere una sistemazione non giudicata ottimale dall'interessato».
Il rifiuto dell'assistenza nei verbali: "Non mi fido delle istituzioni e dei servizi"
È stata Anna Valentina Castaldo a firmare, l’11 gennaio scorso, la dichiarazione nella quale spiegava che lei non sarebbe andata all’istituto Santa Elisabetta, come proposto dalla pattuglia della polizia municipale che era intervenuta dopo che aveva visto la ragazza, il marito, un’altra donna e altri due uomini dormire davanti al portone dell’ex banca Intesa San Paolo. «Non mi fido delle istituzioni, servizi sociali di Grosseto - ha scritto in stampatello - per paura che mi venga tolto il bimbo. Quindi preferisco dormire all’ingresso della ex banca di via Roma insieme alla mia famiglia». In calce, c’è la sua firma.
Eppure quella sera, Valentina di mani tese ne aveva ricevute più di una. Quando la pattuglia è arrivata all’incrocio tra via Roma e via Bolzano erano da poco passate le 20: Valentina e Valerio, suo marito, erano sotto i piumone. «Abbiamo proposto loro di andare al dormitorio di via de Amicis - si legge nel verbale della municipale - ma hanno rifiutato perché alle 7,30 dovevano lasciare l’alloggio». Gli uomini della municipale hanno contattato l’assessore Milli che ha proposto di portare la ragazza incinta al Santa Elisabetta. Ma Valentina ha detto no, ha preferito la strada. In via Roma c’era anche Donatella Armellini, responsabile della Lega Nord di Castiglione. «Anche lei cercava di convincere la donna ad andare in istituto - è scritto nel verbale - ma lei è stata irremovibile».
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