Il Tirreno

Grosseto

«Incarichi legittimi, delibere incontestabili»

Le arringhe dei difensori. Fabiani: «Questa era una storia già scritta, doveva finire già davanti al gup»

2 MINUTI DI LETTURA





CAMPAGNATICO. La strada era stata spianata dal pm ma le difese non hanno rinunciato a far sentire le proprie ragioni nelle arringhe.

Ha aperto il fuoco l’avvocato Carlo Valle, difensore di Racioppi: il legale ha in sostanza sostenuto che, leggendo il capo di imputazione, l’ex funzionario non era mai stato individuato nella propria funzione. L’altro difensore, Luciano Giorgi, ha insistito sulla mancanza della prova del «previo concerto» che aveva connotato l’imputazione. E che erano stati inseriti elementi «ad colorandum», quando invece tutto era pienamente conforme. «Gli abusi edilizi ci sono stati: ma Racioppi cosa c’entra? Va assolto nel merito».

L’avvocato Mario Tamberi, legale degli amministratori della Nuova Arcille e della coop stessa, ha insistito non soltanto nella mancanza degli elementi caratteristici della corruzione ma anche sull’insussistenza della volontà di definire illegittima la realizzazione dei volumi.

«L’incarico assegnato a Tesei era pienamente legittimo - ha argomentato l’avvocato Marco Calò, sollecitando una doppia assoluzione, per lui come per Nalesso - E Pesucci non ha ricavato alcun vantaggio da questa vicenda, anzi. Nel capo di imputazione c’è il nulla, e questo è grave».

L’ultimo intervento è stato quello dell’avvocato Patrizia Fabiani, che ha raccolto il fascicolo da Bruno Leporatti, che su queste carte aveva studiato fino allo sfinimento. E i riferimenti al suo maestro sono stati frequenti nell’arringa. Il difensore di Pesucci (che aveva chiamato a deporre poco prima anche il proprio consulente urbanistico, l’architetto Gaetano Di Benedetto) ha iniziato ricordando che il pool di tecnici che aveva affiancato il pm non era affatto preparato. Ha aggiunto che «il dibattimento non ha portato nulla all’accusa: questa era una storia già scritta, e sarebbe dovuta finire già all’udienza preliminare». Non ci sono rilievi urbanistici da muovere. «Quel terreno era un orto, un pollaio, così era stato usato dalla mamma di Pesucci. Un terreno talmente piccolo «che la mole delle carte prodotte in questo processo lo supera». Ultimo riferimento quelle alle delibere contestate: «Sono collegiali, Pesucci non le ha approvate da solo. Non c’è prova dell’accordo corruttivo. A chi hanno portato poi vantaggio quelle delibere? A nessuno».

(p.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web