Il presidio
Auto acquistate con false identità «Un raggiro per le finanziarie»
Coppia di fratelli imputati insieme allo zio, i sospetti sono quelli di truffa e sostituzione di persona In due casi gli addetti alle vendite si erano accorti che la documentazione non rispondeva al vero
GROSSETO. La tecnica era sempre più o meno la stessa. Si presentavano in due alla concessionaria spiegando che volevano acquistare un’auto. Ma parlava uno solo: o perché la donna avrebbe avuto un problema alle corde vocali che le impediva di parlare, o perché lo scopo era fare un regalo alla fidanzata. In ogni caso, sarebbero state fornite false generalità e falsi documenti finalizzati ad aprire una pratica di finanziamento; in due dei quattro casi sarebbero riusciti a portare via l’auto senza pagare le rate.
È arrivata davanti al giudice l’inchiesta dei carabinieri della Procura sui raggiri di cui sarebbero rimaste vittime quattro finanziarie, in relazione alle truffe effettuate nel 2011 in alcune concessionarie di Grosseto e provincia. Sono imputati in tre: i fratelli Maria Incoronato e Francesco Incoronato, 33 e 34 anni, e lo zio Vincenzo Salino, 46 anni, tutti di Napoli. Sono stati citati a giudizio e per loro l’udienza si terrà a settembre. Truffa (riuscita in due casi, tentata in altrettanti), falso e sostituzione di persona sono i reati contestati dalla Procura. Agli imputati i carabinieri erano arrivati grazie all’identificazione fotografica effettuata dai dipendenti che si erano occupati delle pratiche di finanziamento; e grazie alla collaborazione dei militari di Oristano dove una tecnica simile era stata adottata nello stesso periodo.
Maria Incoronato si sarebbe presentata - ma avrebbe parlato solamente Francesco - come Francesca Scali e come tale avrebbe presentato una falsa carta di identità, una falsa tessera sanitaria e la busta paga (falsa anche questa secondo l’accusa) da dipendente di un supermercato: con un finanziamento da 14.000 euro aveva ottenuto una Suzuki Swift, non pagata. Il tutto si era perfezionato tra il 19 e il 25 gennaio 2011.
Maria Incoronato e Vincenzo Salino si sarebbero invece presentati il 28 in un’altra concessionaria per acquistare una Fiat 500. Chiara Maggi, questo il nome dei documenti (falsi, secondo l'accusa), non avrebbe parlato, lasciando che fosse Salino a condurre la trattativa finalizzata al regalo dell’auto alla fidanzata. Qui il finanziamento era di oltre 18.000 euro. Anche in questo caso, la coppia era andata via con l’auto.
Risalgono al 19 gennaio e al 2 febbraio i due tentativi di truffa. Il primo relativo all’acquisto di una Renault Clio: Vincenzo e Maria (quest’ultima impossibilitata a parlare per un asserito problema alle corde vocali - aveva detto di essere tale Camilla Fabbiani) stavano per ottenere l’auto a fronte di un finanziamento di 14.000 euro: ma il responsabile della vendita si era accorto che «la cliente non è presente come dipendente dell’azienda indicata nella busta paga» e il raggiro era stato sventato. Il secondo caso riguarda il solo Francesco Incoronato: anche lui voleva acquistare una Swift, anche lui aveva presentato una documentazione falsa, dicendo di essere Francesco Di Biagi e di lavorare per una compagnia marittima, per un finanziamento da 14.480 euro. Ma il responsabile della pratica si era accorto che la documentazione era falsa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
