Il Tirreno

Grosseto

Un’idea nata anche un po’ grazie al Tirreno

Un’idea nata anche un po’ grazie al Tirreno

Nel 2015 la campagna sugli spazi in disuso a Grosseto stimolò la riflessione su questi temi

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GROSSETO. All’inizio fu un metaprogetto. E ci fu anche un po’ lo zampino del Tirreno. Adottato dalla passata amministrazione, è diventato progetto a tutti gli effetti ed è piaciuto anche al nuovo governo della città. Che adesso, dopo due anni, è pronto a renderlo realtà. Il progetto di illuminazione delle Mura medicee targato S4Lighting, lo studio di architettura grossetano guidato da Stefano Sassi e Stefano Sagina, sembra davvero essere frutto di una rete di idee e professionalità che hanno coinvolto tutta la città.

«Il progetto è nato nell’autunno del 2015», spiega Stefano Sassi. «Il Tirreno – ricorda – quel settembre aveva stimolato una riflessione sul recupero e riutilizzo di alcuni spazi ed edifici cittadini chiusi o caduti in disuso e tra questi le Mura».

L’iniziativa, preceduta da una serie di servizi giornalistici su vari spazi, dalla ex biblioteca Chelliana all’ex orfanotrofio Garibaldi, da Ponte Tura alle ex Terme, culminò nella tre giorni di dibattiti al Cassero senese intitolata “Arena Tirreno”. Parola d’ordine: stimolare architetti, amministratori, politici, cittadini sul tema del ri-abitare spazi caduti in disuso e in abbandono.

Prime fra tutti, le splendide ma bistrattate Mura medicee, un monumento eccezionale che la notte scompare nell’oscurità e diventa albergo di tossici e spacciatori, ragazzini ubriachi e vandali.

Quel che colpì Sassi e Sagina fu lo stato di abbandono di un camminamento in particolare, quello dal Cassero al bastione Rimembranza, lungo via Saffi, davanti al giardino appena ricavato dalla demolizione dell’ex ospedale. Sul camminamento c’è una passeggiata archeologica ma la micidiale combinazione tra la mancanza di luce e la mano dei vandali l’hanno semidistrutta.

Da questa zona partì la riflessione dei due architetti che elaborano un metaprogetto di illuminazione del camminamento e di riuso del giardino.

«A questo seguì “Vuoto di memoria”, iniziativa che organizzammo nel dicembre di quell’anno nel neonato giardino per illustrare la proposta di recupero», ricorda Sassi.

Oggi, due anni dopo, il recupero del giardino si è limitato a qualche panchina e agli stradelli. L’illuminazione sulle Mura, invece, potrebbe avere destino più felice. (f.f.)

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