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Tragedia Erasmus Inchiesta riaperta e subito un altro stop
Slitta l’interrogatorio dell’autista che guidava il bus Il babbo di Elena: «Temiamo una nuova archiviazione»
GAVORRANO. La data era ormai stata fissata e tutte le famiglie coinvolte nella tragedia erano ormai certe che da quel giorno sarebbero usciti alcuni spunti per ricostruire con precisione l’accaduto. Ma ancora una volta la giustizia spagnola ha giocato un brutto scherzo. L’interrogatorio dell’autista di 62 anni alla guida del pullman su cui hanno perso la vita tredici studentesse Erasmus – tra cui Elena Maestrini, la ventiduenne di Bagno di Gavorrano – è stato rimandato dopo l’opposizione presentata dai suoi legali: il faccia a faccia con il giudice istruttore era fissato per il 3 febbraio, ma è stato disposto il rinvio.
Le famiglie coinvolte però, attraverso i propri avvocati, sono pronti a presentare ricorso contro questo provvedimento, timorosi che alla fine, sull’interrogatorio, possa arrivare un'altra archiviazione. Ipotesi che le famiglie italiane coinvolte nella tragedia vogliono evitare ad ogni costo. «Attendevamo con ansia questa data, perché poteva essere un momento importante per l'indagine» dice Gabriele Maestrini, padre di Elena, la giovane che ha perso la vita in quel drammatico 20 marzo, quando il pullman su cui viaggiava insieme alle altre studentesse si è schiantato lungo l’autostrada. Stava viaggiando verso Barcellona, di ritorno dalla festa delle luci a Valencia. Un incidente che vede un solo indagato per i resti di omicidio plurimo colposo e lesioni: il conducente, dipendente della Autocares Alejandro, la linea titolare dei mezzi. L’unico indagato, mai però ufficialmente ascoltato dalle autorità iberiche: rimasto gravemente ferito nello schianto, l’uomo non è mai stato interrogato, benché dalla stampa spagnola siano emerse delle indiscrezioni importanti: l’autista secondo i media avrebbe ammesso di essersi addormentato mentre era alla guida, mentre testimoni hanno raccontato di averlo visto viaggiare con il finestrino abbassato, come a prendere aria utile per scacciare il sonno. Indiscrezioni però che non sono mai finite, confermate o smentite, su verbali ufficiali della polizia federale catalana. Una lacuna che ha portato il nuovo giudice a capo dell’inchiesta ad accogliere il ricorso dei parenti delle vittime e a riaprire il procedimento penale, dopo che il suo predecessore, il novembre scorso, aveva deciso di archiviarlo non ritenendo che dalle indagini emergessero aspetti di colpevolezza. Una decisione molto contestata, visto appunto che non c’è mai stato l'interrogatorio, ribaltata un paio di settimane fa. Ma la speranza di poter andare a fondo nella ricostruzione dell’accaduto da parte dei familiari ha subito un’altra grossa frenata, dato che l’interrogatorio è stato rinviato. A quando non è ancora deciso. «Capiamo che l’autista abbia i suoi diritti – spiegano i parenti – ma non è possibile rimandare all’infinito di fronte al dramma che si è consumato».
Il timore è che alla fine l’indagato non venga mai ascoltato, nonostante il procedimento penale sia stato riaperto, e per questo i legali delle famiglie delle vittime hanno già annunciato ricorso, costrette ad attendere l’ennesima decisione su un’istruttoria che ancora stenta a decollare, sebbene in quell’incidente abbiano perso la vita tredici ragazze con età comprese tra i 19 e i 25 anni.
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