Il presidio
Fusione, l’idea affascina ma non troppo
Primi incontri pubblici: i cittadini esprimono dubbi, il sindaco di Castell’Azzara è tiepido, quello di Santa Fiora entusiasta
SANTA FIORA. Si fonderanno davvero Santa Fiora e Castell’Azzara? Il comitato di fusionisti – una quindicina di persone sia dell’uno che dell’altro paese amiatino – ce la sta mettendo tutta. E venerdì scorso, con due successive riunioni, ha chiamato a raccolta i cittadini dei due borghi.
E la gente ha risposto, incuriosita da un’ipotesi che ha da un lato ragioni soprattutto economiche (con una scadenza precisa) e dall’altro però si porta dietro le perplessità di chi la fusione non la vuole e che agli incontri i suoi dubbi è andati a esprimerli, con pacatezza e nell’ambito di un confronto costruttivo.
Non hanno fatto mancare la loro presenza ai due incontri, nemmeno i sindaci Fosco Fortunati, Castell’Azzara, e Federico Balocchi, Santa Fiora. Piuttosto restio all’idea il primo, decisamente convinto invece che la fusione sia una formula favorevole allo sviluppo delle due comunità, il secondo.
«Io sono andato ad ascoltare le opinioni dei miei concittadini in una veste neutralissima», spiega Fortunati. «Perché quando si esprimono idee e riflessioni, nulla è precluso, ma è tutto da scandagliare. È un motivo di soddisfazione che i miei concittadini siano curiosi e abbiano finalmente voglia di discussione. Io sono andato a riproporre quanto già detto nelle due precedenti assemblee e cioè che davanti a noi ci sono tre possibilità: unione dei Comuni, convenzioni con altre realtà territoriali e fusione. La gente ha bisogno di capire quali siano le soluzioni idonee e dunque ben vengano gli incontri. Aggiungo solo che era presente Faustino Conigli, sindaco di Trecastelli, nato alla fusione di tre Comuni. Ma quei tre Comuni sono raccolti in 40 chilometri quadrati e dunque sono assai meglio governabili dei nostri. Nel nostro caso solo Castell’Azzara oltrepassa di gran lunga i 40 chilometri». Fortunati, dunque, resta nella sua posizione d’ascolto, sebbene si capisca il suo orientamento verso un rafforzamento dell’Unione dei Comuni.
Marzio Mambrini invece, assessore all’ambiente di Castell’Azzara, è stato più esplicito, sottolineando soprattutto i problemi che un’eventuale fusione provocherebbe: «Ho fatto presente nel corso della discussione che è stata molto produttiva – racconta – i problemi scuole, poste, caserme e altro. Scuole, ad esempio: Castell’Azzara adesso ha una scuola che vive solo perché Sorano manda i ragazzi qui a Castell’Azzara. Santa Fiora è in affanno coi numeri. In un solo Comune non potranno certo resistere due scuole. Così come due caserme o due uffici postali, poiché si sa bene che Poste italiane ha l’obbligo di tenere aperto un ufficio in ogni Comune. E ancora: il Comune che nascerebbe con la fusione resterebbe comunque sotto i 5000 abitanti. Allora che si fa? Si va a cercare un altro Comune che si fonda con questo per obbedire alla legge dei numeri? Insomma, mi pare che vi siano un sacco di inghippi. Meglio sarebbe un’Unione forte dei suoi quasi 20.000 abitanti, capace di interloquire con la cabine di regia».
Presente a entrambe le riunioni Marcello Bianchini di Arcidosso che per primo, anni or sono, lanciò l’idea delle fusioni: «A Castell’Azzara – dice – c'erano 74 persone e a Santa Fiora 48. A Castell’Azzara c’erano anche il sindaco Fortunati e l’assessore Mambrini, entrambi schierati contro ogni ipotesi di fusione; ma al tempo stesso democraticamente inclini a consultare, attraverso il referendum i propri cittadini». E a proposito di Santa Fiora, Bianchini osserva: «Deplorevolmente assente in toto la minoranza; presente il sindaco Federico Balocchi, che ha rilevato l’inefficienza dell’Unione dei Comuni Amiata Grossetana e la necessità di consultare i propri cittadini sulla ipotesi di fusione con Castell’Azzara».
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