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Crisi Coop, a febbraio la mobilitazione
I sindacati puntano sulla chance di un maxisciopero per far sì che Vignale Riotorto riveda i tagli
GROSSETO. Con il tavolo delle trattative che resta congelato, l’unica certezza per i dipendenti di Unicoop Tirreno è quella dello sciopero: verosimilmente a febbraio. È stato indetto un pacchetto di otto ore, anche se resta da stabilire come programmare l’astensione: se mettere in campo uno sciopero ad ore oppure concentrare tutto in un’unica giornata con tanto di manifestazione.
La mobilitazione mira a sbloccare la situazione e a indurre l’azienda a rivedere le sue posizioni. «La Coop si salva se si salvano i lavoratori» dice Massimiliano Stacchini della Filcams Cgil.
Il piano di riorganizzazione presentato da Unicoop, tra 600 esuberi e la chiusura di 13 negozi, ricade anche sulla Maremma, visto che quattro punti vendita sono ad oggi destinati alla chiusura – due a Grosseto, Gavorrano e Porto Santo Stefano – mentre un quinto, Sticciano, va verso la vendita.
In tutto parliamo di circa 25 dipendenti diretti, a cui si aggiungono non solo quelli dell’indotto, ma anche gli esuberi previsti nella sede di Vignale Riotorto (161 quelli previsti), in cui lavora molta gente di Follonica, oltre che di Piombino. Quello che i sindacati contestano al management è la presentazione di un «piano di tagli», dicono, senza offrire un vero piano industriale.
Ad ora infatti girano soltanto ipotesi, come quella che per aumentare le vendite di negozio (sul piano commerciale) si punterà su franchising di sushi e birra. «È assurdo riuscire a coprire un incremento di fatturato solo con questi due idee» dice Stacchini.
Le assemblee dei sindacati andranno avanti fino al 2 febbraio perché tutti i dipendenti dei vari punti vendita si possano confrontare e una volta conclusa questa fase arriverà la decisione su come organizzare la maxi astensione.
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