Il presidio
Crisi Coop, 25 dipendenti rischiano
Cgil critica il piano di rilancio di Vignale Riotorto: «Non si possono sanare i conti con negozi in franchising di sushi e birra»
GROSSETO. In tutto parliamo di circa 25 dipendenti su cinque negozi a forte rischio chiusura. Gavorrano, Porto Santo Stefano, Sticciano e soprattutto Grosseto, dove i punti vendita sotto la spada di Damocle sono due: in via Pirandello e in via Pisacane. Sono i numeri maremmani del piano di riorganizzazione annunciato da Unicoop Tirreno, che prevede 700 esuberi (481 contratti indeterminati più i part-time) e il taglio di ventuno punti vendita, tra chiusure e vendite. A rischio chiusura sono quelli di Gavorrano e Sticciano, mentre per gli altri sembra più plausibile l’ipotesi vendita; senza contare il market di via Inghilterra a Grosseto, chiuso dal 26 ottobre per ristrutturazione, che Unicoop aveva promesso di riaprire.
È un piano contro cui i sindacati uniti hanno annunciato battaglia: la trattativa con il management di Vignale Riotorto è in piedi, ma se non ci saranno cambiamenti, si andrà verso uno sciopero unitario che coinvolgerà anche i negozi del Grossetano. «La società ha presentato un piano di tagli, ma non un piano industriale – spiega Massimiliano Stacchini della Filcams Cgil – Ad oggi c’è un piano assurdo, che prevede una ristrutturazione e delle vendite che vorrebbero puntare su negozi in franchising di sushi e birra: un’azienda che perde 26 milioni di euro all’anno non la risollevi con sushi e birra».
Questa è una delle ipotesi sul tavolo per la cessione di quei punti vendita che con i loro numeri non sostengono più il bilancio di Unicoop, che con questa riorganizzazione punta a tornare a far utili per il 2019, dopo anni di grave passivo. È quanto è stato detto anche a dipendenti e delegati che giovedì pomeriggio si sono riuniti in un’assemblea Cgil, a cui hanno partecipato un’ottantina di persone proveniente da tutta la Toscana, Lazio e Umbria (le regioni interessate dal piano).
Si tratterà di una vertenza nazionale e come tale dovrà seguire la normativa in materia. Il personale che lavora nei negozi compresi tra le chiusure o tra le vendite, ad esempio, non rientrerà negli esuberi, ma verrà valutato sulla base dei carichi familiari e gli anni di servizio: lo impone la legge in materia e l’azienda sarà costretta a tenerne conto. Ciò non toglie che chi vedrà salvo il suo posto non sarà costretto al trasferimento in un altro negozio. Sono scenari per almeno una ventina di lavoratori in tutta la Maremma. Nei due negozi di Grosseto lavorano sei e cinque dipendenti; a Santo Stefano sono sette, mentre sia a Gavorrano che a Sticciano (per cui è prevista la chiusura) ci sono quattro dipendenti a testa.
«La nostra priorità è l’occupazione - continua Battistini - Per una gestione sbagliata non devono pagare i lavoratori. Le trattative con l’azienda non sono chiuse: prima dovremmo procedere con assemblee in tutti i negozi compresi tra le chiusure: fase che dovrebbe compiersi entro il 2 febbraio».
O Unicoop Tirreno apre, altrimenti sarà sciopero.
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