Il presidio
«Do la mia casa alla giovane futura mamma»
Il gesto impagabile di una custode grossetana verso la 22enne che dormiva in via Roma
GROSSETO. «Pronto, buongiorno. Chiamo per quella ragazza incinta che hanno trovato a dormire per strada. Io ho una casa libera, si trova a Scansano. Gliela posso dare finché non nasce il bambino e finché le istituzioni non trovano una sistemazione dignitosa per lei. Perché queste sono cose vergognose in uno stato di diritto».
La telefonata arriva in redazione alle 11 di ieri mattina. Dalla cornetta esce la voce di una donna. Si qualifica, nome e cognome, «ma non voglio sia riportato», dice. Poi racconta.
Fa la custode in una scuola grossetana, ha cinquant’anni e ha appena letto sul giornale la storia della ventiduenne, incinta all’ottavo mese, che nella notte tra lunedì e martedì, quando la città era sferzata da un gelido Grecale, è stata salvata da alcuni volontari della Misericordia mentre era raggomitolata insieme al marito e a un amico davanti all’ingresso della ex Banca commerciale di via Roma, poco lontano dal centro della città.
I due volontari, Susy Gorgone e Sebastiano Davitti, avevano lanciato un appello via Facebook per la ragazza sulla scia anche delle segnalazioni che da settimane la “iena maremmana” Lorenzo Mancineschi aveva postato sulla sua pagina Facebook per dare una mano ai senzatetto che lì dormivano. La giovane aveva infatti rinunciato a essere ospitata in una casa famiglia per non separarsi dal marito e da un amico che condivideva con loro quel giaciglio.
Aveva risposto Stefano Zaffiri, un imprenditore romano, che in piena notte aveva trovato e pagato una camera d’albergo per i tre per quattro notti, fino a stasera.
Poi ha teso la mano Sergio Campo, presidente dell’associazione che porta il nome di suo fratello, “Niccolò Campo”, che si è offerto di pagare altre due notti in albergo. E di ieri sera è la notizia che un anonimo si è offerto di pagare l’ albergo fino al 3 febbraio.
Ma quella in hotel non può che essere una sistemazione temporanea. A una coppia che aspetta un bambino serve una casa, una casa vera, calda e accogliente.
È l’aiuto che è pronta a dare la custode grossetana, che vuole rimanere anonima. La sua generosità è tanto grande quanto genuina: aprire le porte di casa sua a una persona che non conosce ma sente vicina per il dramma che sta vivendo è per lei la cosa più naturale del mondo.
«Non voglio fare una “buona azione” – dice –.Voglio fare una cosa umana. Io sono una battagliera».
E la sua battaglia, stavolta, è contro un’ingiustizia: «Siamo esseri umani – dice – e mi dispiace che questo Stato permetta una cosa del genere».
Quanto alla casa che è disposta a concedere temporaneamente «l’ho ereditata dai miei genitori – dice –. È vuota, nessuno la usa. È stata sistemata da poco, imbiancata, e dentro c’è tutto: caldaia, riscaldamento, biancheria».
La signora si offre anche di pagare le bollette. «Ma che mi importa se pagherò mille euro per scaldarla?», dice.
Si preoccupa invece per un disagio che potrebbe patire la ragazza. «La casa è a Scansano – dice la signora – a trenta chilometri da Grosseto. E poi al cibo e al sostentamento dovrebbe pensarci lei. Io posso portarle qualcosa, possa darle il mio appoggio morale. Ma di più non ce la faccio».
Un gesto di solidarietà disarmante, che non ha bisogno di commenti. La signora lascia in redazione il numero di cellulare. «Spero di essere contattata dall’associazione “Niccolò Campo”», dice.
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