Il Tirreno

Grosseto

Latte d’asina, elisir per generazioni

di Fiora Bonelli
Latte d’asina, elisir per generazioni

Da sempre ha nutrito l’Amiata e sostentato l’economia Ora in un progetto di studio, di cui la montagna non fa parte

3 MINUTI DI LETTURA





CASTEL DEL PIANO. Il latte d’asina amiatina è un’eccellenza riscoperta di fresco ma ben nota a tutti gli abitanti dell’Amiata. Dopo studi e ricerche, l’università di Pisa ha specificato le sue proprietà nutriceutiche. Gli asini amiatini sono al centro di un progetto finanziato dalla Regione Toscana e condotto dall’ateneo pisano in collaborazione con l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, l’Istituto zooprofilattico del Lazio e della Toscana e il Complesso agricolo forestale regionale di Scarlino. Un progetto presentato anche a Expo, alla presenza di molti esperti della Regione e dell’assessore per il Diritto alla salute Stefania Saccardi.

Il progetto specifica e dimostra che il latte bovino è spesso utilizzato in sostituzione di quello materno ma una percentuale variabile dal 2 al 7,5 per cento dei neonati ne è allergico. Il latte di asina è invece ben tollerato dai bambini allergici e ha un contenuto proteico molto simile al latte umano.

L’asino crociato amiatino, razza autoctona di somaro del Monte Amiata, è stato salvato dall’estinzione decenni fa, quando le istituzioni e in particolare il direttore del parco faunistico Niso Cini erano impegnati a realizzare il parco. Si scoprì, allora che il patrimonio genetico di quella razza era ormai rappresentato da una quarantina di soggetti in tutto con sei o sette esemplari sull’Amiata. Fu acquisito subito l’ultimo maschio presente sull’Amiata e fu organizzata con questo bel soggetto una stazione di monta gratuita per le femmine appartenenti alla stessa razza. Cominciò da allora, insomma, il salavataggio di un asino che da secoli e secoli era stato per gli amiatini il miglior alleato per il lavoro agricolo: usato nelle vigne, negli olivi, nei castagneti, e poi nel bosco ad alta quota per la raccolta della legna, per l’allestimento delle carbonaie. Si può dire che ogni famiglia ne possedeva uno o più, che custodiva nella stalla sotto le abitazioni. Poi col boom degli anni ’60 e l’industrializzazione, l’asinello crociato era finito nel dimenticatoio, a rischio di estinzione. Ma fino a quel momento aveva contribuito ad allevare generazioni di neonati, di bambini e di ragazzi.

Se lo ricorda bene Rosella Turchi di Montenero d’Orcia: «Io ci sono stata allevata – rammenta – col latte d’asina. Mio nonno aveva un mulino e i contadini che venivano a macinare, sapendo che c’ero io piccolina che avevo bisogno di latte, portavano le asine con le mammelle gonfie al mulino, le mungevano sul posto e davano il latte al nonno. Dal produttore al consumatore. Altro che filiera corta. Era un latte buonissimo. Più dolce di quello di mucca e di colore tendente più al giallino che al bianco. Mi pare che fosse anche più denso. Insomma, una delizia. Io sono cresciuta col latte d’asina e di capra. Le mucche non c’erano e così ci dovevamo accontentare».

Adesso quell’elisir è stato riscoperto con tutte le sue peculiarità e caratteristiche e si è rivelato utile all’alimentazione e anche per fare i cosmetici. Un bel progetto quello della Regione Toscana, all’interno del quale, però, l’Amiata non c’è. Nonostante l’asino in questione sia patrimonio di questa montagna.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web