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«Volevamo solo fare una buona azione»
Richiedenti asilo e ospitalità: lo sfogo di Enrico Maria Santoro della “Meridiana” dopo le critiche all’Arci per la gestione
ROCCALBEGNA. Enrico Maria Santoro è il gestore di una struttura ricettiva di proprietà della moglie, che si chiama “Meridiana”. Nel corso del 2016 ha ospitato una dozzina di migranti. La settimana scorsa, in tv, a Quinta Colonna, ha raccontato una storia choc, con molte ombre, accendendo i riflettori dei media locali e nazionali sulla gestione dei richiedenti asilo da parte di Arci.
Siamo nell’entroterra grossetano, a Roccalbegna, e qui sono arrivate anche le telecamere di Rete 4. Santoro ha un contenzioso aperto con l’Arci e, dopo le dichiarazioni del presidente provinciale Christian Sensi ospitate dal Tirreno, tiene a spiegare e dettagliare meglio la propria situazione e cosa è successo, negli ultimi mesi, alla Meridiana.
«Siamo molto delusi dallo sviluppo di questa assurda vicenda – attacca Santoro – noi avevamo deciso di mettere a disposizione la nostra struttura per l’accoglienza dei richiedenti asilo, sperando di coniugare un reddito a una buona azione. Tutto bene i primi due mesi con gli ospiti ghanesi. Poi l’arrivo dei nigeriani e l’inizio dei problemi. Nei mesi successivi siamo stati praticamente abbandonati. Nel frattempo abbiamo visto e documentato che veniva introdotto alcol nelle camere, insieme ad apparecchi di dubbia provenienza; alcuni ragazzi svolgevano accattonaggio, mentre latitavano i servizi per favorire l’integrazione e il sostegno psicologico. Abbiamo avuto la visita di una prostituta e perfino un caso di malattia infettiva non curata. Infine mia moglie è stata aggredita e io ho ricevuto minacce di morte».
Santoro si lamenta dell’indifferenza delle istituzioni di fronte a questi racconti. «Mi aspettavo almeno la solidarietà da parte dell’assessore regionale Vittorio Bugli, che invece non si è neppure preoccupato di chiedere delle condizioni di salute di mia moglie. Stessa cosa il sindaco di Roccalbegna Massimo Galli. Bugli, in trasmissione, era invece molto interessato a smentirmi e mostrare foto di una stanza dell’agriturismo in ordine, immagini che ritengo scattate giorni prima dei danneggiamenti subiti dagli immigrati. Insomma, una difesa d’ufficio dell’associazione. Comunque io rinnovo a tutti l’invito al dialogo. Non abbiamo ragione di raccontare bugie. Siamo in una situazione di difficoltà e l’ultima cosa che vogliamo è alimentare polemiche. Anzi, saremmo davvero grati se venissero a trovarci, per rendersi conto di persona».
Infine l’imprenditore amiatino ringrazia la Prefettura e i carabinieri che, dice, «si sono adoperati per trovare un’immediata risoluzione della vicenda e hanno garantito sia il trasferimento dei richiedenti asilo, sia la sicurezza di Romina, mia moglie, e dei bimbi».
Le ultime considerazioni di Santoro sono piene di amarezza: «Vogliamo che emerga la verità su questa brutta e triste vicenda. La mia famiglia ne è stata travolta e distrutta moralmente ed economicamente. In un colpo solo abbiamo perso tutti gli investimenti sostenuti per trasformare l’agriturismo (che è la nostra unica fonte di reddito) in una struttura di accoglienza per migranti (che ora non ci sono più), senza contare i danni alla struttura, alcuni di puro vandalismo. Inoltre ci siamo di fatto indebitati con fornitori e amici per non far mancare nulla ai nostri ospiti. Ho tralasciato tante altre cose, ma ciò che più mi interessa è avere giustizia e veder riconosciuto il nostro impegno».
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