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Grosseto

Rivive la musica degli Etruschi

Rivive la musica degli Etruschi

Rafanelli illustrerà la ricerca in atto, esibizione di Cantini con copie di strumenti

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GROSSETO. La musica degli antichi strumenti etruschi torna a risuonare per un pomeriggio all'interno del museo archeologico di Grosseto.

Il Lions Club Grosseto Host ha infatti invitato con il patrocinio del Comune di Grosseto l’etruscologa Simona Rafanelli e il musicista e sassofonista Stefano Cocco Cantini a illustrare lo stato di avanzamento della ricerca sulla musica degli Etruschi. Il progetto è partito nel 2010 ed è promosso dalla rete museale provinciale dei Musei di Maremma. Appuntamento con Rafanelli e Cantini per l'iniziativa del Lions Club Grosseto Host sabato 21 gennaio alle 16,30 nella sala conferenze del museo di piazza Baccarini a Grosseto.

«Quello sulla musica perduta degli Etruschi - spiega Simona Rafanelli - è un progetto cresciuto nel tempo e che si arricchisce di sempre nuove acquisizioni. La conferenza serve a fare il punto sui risultati attuali della ricerca ma nelle circa due ore di incontro ci sarà spazio anche per la proiezione del film documentario sul progetto che ha ottenuto un importante riconoscimento nazionale e per ascoltare le note degli strumenti a fiato etruschi riprodotti sulla base dei dati acquisiti».

Per quanto riguarda il film il riferimento è al documentario "Sulle note del mistero. La musica perduta degli Etruschi" diretto dal regista massetano Riccardo Bicicchi e realizzato con la consulenza scientifica di Rafanelli e di Cantini: a fine ottobre il film documentario ha vinto infatti il primo premio "Archeoclub d'Italia" alla sesta edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea in provincia di Catania.

Cocco Cantini farà inoltre ascoltare dal vivo la musica degli Etruschi utilizzando copie degli strumenti antichi. In particolare la riproduzione è stata possibile grazie ad alcuni materiali originali conservati nei musei archeologici italiani, tra cui alcuni strumenti rinvenuti in una tomba di Paestum e quelli presenti nel relitto della nave di età arcaica del Campese (Isola del Giglio), esposti con tutto il carico recuperato alla Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano. Dallo studio di questi strumenti e delle fonti iconografiche è stato possibile ipotizzare la loro conformazione esatta.

«Si tratta di un progetto di alto valore scientifico e culturale - dice il presidente del club Alberto Bastiani - e siamo felici come Lions di presentarlo nella nostra attività di servizio alla comunità». (s.l.)

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