Il Tirreno

Grosseto

Risolto il giallo del cadavere sul monte

di Claudio Figaia
Risolto il giallo del cadavere sul monte

L’uomo trovato morto si chiamava Pedro Nova Nova, 59 anni. Dall’Argentario alle Apuane forse per fare l’eremita

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MASSA. Adesso è chiaro, adesso ha un nome e un volto il cadavere senza testa trovato a fine anno a Foce di Luccica, alle pendici del monte Sagro, in provincia di Massa Carrara. Quei resti mutilati dagli attacchi degli animali selvatici sono i resti di Rafael Pedro Nova Nova, 59 anni, nato nella Repubblica Dominicana che viveva senza fissa dimora nella zona di Porto Santo Stefano.

Il clochard è morto per fame e freddo nel gennaio scorso dopo essersi rifugiato sotto un costone di roccia su un sentiero secondario tra Colonnata e il Sagro. Escluso che si sia trattato di un omicidio o di un suicidio, così ha ricostruito la Questura di Massa al termine di un’indagine certosina e difficile, partita dagli scarni elementi trovati sulla salma.

Ma come sia finito lassù, a 1.350 metri sul livello del mare, in una zona impervia e poco conosciuta, resterà un mistero. Una delle ipotesi, avanzata dalla Polizia, è che Nova Nova, descritto come una persona molto devota, avesse deciso di intraprendere una vita da eremita sulle Apuane. O che volesse salire fin sulla vetta del Sagro, ritenuta da alcuni una specie di mèta spirituale.

«Non abbiamo ancora la certezza assoluta, quella ce la potrà dare soltanto l’esame genetico sui resti che faremo nelle prossime settimane, ma aldilà di ogni ragionevole dubbio, possiamo affermare che si tratta di Nova Nova», dice Antonio Dulvi Corcione, capo della Mobile, che ha guidato, a fianco della sostituto procuratrice Alessandra Conforti questa inchiesta.

Avevano soltanto pochi elementi in mano, gli uomini della polizia per risalire all’identità di quel cadavere. Un giubbotto in tela con appiccicata una targhetta con scritto “Scotto 13” e nelle tasche una conchiglia, oltre a scontrini fiscali quasi illeggibili di un bar di Grosseto; l’indirizzo di un centro Caritas di Pisa scritto su un foglio e 35 euro. Nessun documento di identità, nessun volto – la testa non c’era più, staccata dai morsi degli animali e poi precipitata chissà dove, così come un braccio e parte del bacino – . Nessuna segnalazione di persone scomparse ricollegabile al ritrovamento. Ma da quelle scarne tracce gli agenti sono riusciti a risalire a Nova Nova.

Decisivo è stato il biglietto sul giubbotto. “13 Scotto”, c’era scritto. La pista giusta, si sono detti Paolo Buratti e Giuseppe Aliboni, agenti in prima fila nell’inchiesta.

Una pista che porta in Maremma, alla casa di riposo La Cupolina di Manciano, che per classificare gli indumenti dati agli ospiti, scriveva un numero progressivo e il cognome del destinatario. Si è così scoperto che il giubbotto era appartenuto Emilio Scotto, l’ospite numero 13 della Casa di riposo. Ma, giallo nel giallo, si scopre anche che Scotto era deceduto nel febbraio 2015. Il cadavere, dunque, indossava un capo di un morto.

È stata la figlia dell’anziano, Franca Scotto, a svelare l’incongruenza: dopo il decesso del padre aveva donato quel giubbotto a un clochard, un uomo di colore che frequentava la zona del cimitero di Porto Santo Stefano. È la svolta: dai data base delle segnalazioni, la polizia ricava una foto del “sospetto”: Pedro Rafael Nova Nova, appunto, nato il 19 maggio 1958 nella Repubblica Dominicana, senza fissa dimora, privo di qualsiasi documento di identità. I poliziotti ascoltano i commercianti della zona cimitero, il custode del camposanto. La foto viene mostrata ai familiari di Scotto, al personale del cimitero. Tutti confermano: «Sì è lui quel “vagabondo” che frequenta la zona; da mesi, forse da un anno non si vedeva in giro... ». Il giallo è risolto.

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