Il Tirreno

Grosseto

Pugni contro la vetrata Cerciello sotto processo

di Pierluigi Sposato
Pugni contro la vetrata Cerciello sotto processo

L’ex assessore è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza privata Un episodio risalente all’agosto 2012 davanti al bar gestito da una donna

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GROSSETO. L’episodio è minimo, di per sé: secondo l’accusa è un caso di violenza privata, per la vetrata di un bar presa a pugni, più di una volta. Lui avrebbe cercato in questo modo quantomeno di richiamare l’attenzione di lei, che era chiusa dentro, se non di minacciarla. Tutto qui? Tutto qui, oltre a una contestazione di calunnia.

Ma non solo l’episodio è passato per il filtro dell’udienza preliminare, superato con un rinvio a giudizio, ma l’imputato è un politico, un ex amministratore pubblico. E anche questa qualifica aveva giocato un ruolo nella querelle che è alla base del fascicolo di accusa. Lui è Emanuel Cerciello, 42 anni, commissario provinciale Udc, già assessore al commercio della giunta uscente (dal 2011), imprenditore. Il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci ha deciso che dovrà essere un processo a stabilire se è colpevole o no di quei fatti dell’agosto 2012, per i quali i suoi difensori, gli avvocati Luciano Giorgi e Francesco Giorgi, avevano chiesto il non luogo a procedere, sostenendo l’insussistenza dei fatti contestati o comunque la presenza di un equivoco che avrebbe fuorviato le conclusioni. Il giudice ha apprezzato i rilievi difensivi ma ha poi demandato al dibattimento davanti al giudice Andrea Stramenga, ad aprile, il compito di accertare le responsabilità. Un processo in cui si è costituita parte civile, con l’avvocato Stefano Antonelli, una esercente di un esercizio pubblico cittadino non ancora quarantenne.

A prescindere dai rapporti sentimentali tra i due, e che comunque sono stati argomenti di contestazione nelle memorie che sono state presentate in udienza e che certamente saranno al centro delle testimonianze in aula, l’episodio scatenante viene indicato in quella notte del luglio 2012 quando lei si sarebbe presentata sotto casa di lui suonando il campanello. Lui non avrebbe gradito e se ne era lamentato. E qui, secondo la titolare del bar, i rapporti sarebbero diventati ad alta tensione. La donna aveva denunciato che Cerciello si sarebbe presentato con chiare intenzioni intimidatorie, alludendo al fatto che avrebbe potuto far partire i controlli di guardia di finanza e Agenzia delle entrate sull’esercizio di lei proprio in virtù del suo ruolo istituzionale e anche vantando l’amicizia personale del procuratore. Si sarebbe creato un clima simile a quello caratteristico dello stalking (ma qui non è contestato), al punto che l’esercente avrebbe preso l’abitudine di chiudersi nel bar, se da sola, per paura che Cerciello potesse importunarla. Erano stati chiamati in causa i rispettivi avvocati ed era partita una sorta di diffida nei confronti dell’allora assessore, chiaramente nelle mere vesti di semplice cittadino. Il 14 agosto 2012, al bar di lei, l’episodio dei pugni. Cerciello avrebbe voluto farsi aprire picchiando violentemente sulla vetrata, lei non avrebbe voluto farlo entrare e l’avrebbe invitato ad andarsene, lui avrebbe insistito, al punto che quei pugni sarebbero stati sentiti da un amico che era al telefono con la donna. Nuova lettera dell’avvocato e poi una tregua apparente, fino al gennaio 2013, quando la donna venne sapere che era stata denunciata nell’ottobre 2012 da Cerciello per ingiuria e diffamazione, per non aver voluto ritirare le accuse di aver vantato amicizie altolocate; per fatti, ha sostenuto la parte civile, non rispondenti al vero.

I difensori di Cerciello hanno fatto notare che l’episodio del 14 agosto può essere stato basato su un equivoco. Questione di giorni: dall’avvocato di lei era partita una lettera verso lui, ma la lettera era datata 9 ed era partita l’11 e Cerciello l’aveva ricevuta solamente il 16, cioè due giorni dopo l’episodio dei pugni. Il 14 non ne sapeva niente. E allora non ci sarebbe stata alcuna sfida, anche perché - ha ricordato la difesa - Cerciello non avrebbe affatto preso a pugni la vetrata, rimanendo sorpreso dal fatto che la donna era uscita accompagnata dalle amiche. Sorpreso e stupito, hanno argomentato gli avvocati Giorgi, da quella che ritenne una inutile, straordinaria e incredibile messa in scena (e per quello gridò «ridicole»). I vetri, oltretutto, non erano andati in frantumi.

Tra l’altro Cerciello aveva evitato di frequentare quel bar e anche di transitare su quella strada. E, ha aggiunto la difesa, gli sms di cui ha preso nota la polizia giudiziaria, non erano univoci: anche lei li mandava a lui. Ce n’è anche uno di quel 14 agosto in cui lui preannunciava a lei che sarebbe andato a trovarla al bar. Dopo quel giorno, nessun contatto. Fino a qui le carte. Da aprile via alle testimonianze in aula.

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