Il Tirreno

Grosseto

Sant’Antonio abate, 500 anni di storia

di Fiora Bonelli
Sant’Antonio abate, 500 anni di storia

Castel del Piano celebra il suo patrono: il 17 gennaio si rinnova l’antico rito sancito negli Statuti e si benedicono gli animali

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CASTEL DEL PIANO. Grande festa di Sant’Antonio abate a Castel del Piano, il 17 gennaio. Una ricorrenza secolare, questa, perché già stabilita dagli Statuti castelpianesi del 1571 che obbligano la comunità a rispettare la festa di Sant’Antonio in quanto a questo santo è intitolato l'ospedale del borgo.

Gli Statuti dettano le regole: una messa solenne «come stato è sempre antiquamente». La mattina stessa del 17 gennaio dovranno essere cotti tre staia o più di ceci e distribuito pane stagionato e buono. Una coppia di pane e un recipiente di ceci sarà dato, dettano gli Statuti, a ciascuna famiglia della terra e della corte di Castello del Piano. Ogni coppia di pane dovrà essere di tre libbre almeno a cui, oltre ai ceci, bisognerà aggiungere sei once di «carne porcina» e in alternativa sarà distribuito «cascio buono e recipiente e bene stagionato».

Si legge negli Statuti, poi, che siano a disposizione nel pellegrinao tre letti con buone lenzuola, buone coperte e buoni materassi per «tutti li poveri e miserabili forestieri e pellegrini che capiteranno e che potranno essere alloggiati per lo meno tre giorni e tre notti».

La sostanza della festa di Sant’Antonio è, a Castel del Piano, dunque, quella dell’ospitalità a tutto tondo e della generosità. Valori, questi, che si sono tramandati nei secoli, così che si è voluto coniugare insieme la figura di Sant’Antonio protettore degli ultimi e quella del santo protettore anche degli animali.

La sera del 17, dunque, alle 18, tutti gli animali e i loro padroni saranno davanti al sagrato della chiesa della Propositura, dove il parroco don Gianni Lanini darà la consueta benedizione. Poi, in piazza, tutti ad assaggiare ceci, formaggio, salsiccia e pane così come rammentato dalle regole comunitarie di quasi 500 anni fa.

Un’iniziativa dell’amministrazione comunale di Castel del Piano che sarà, quest’anno, coadiuvata dalla nuova Pro loco nella distribuzione delle vivande e nell’allestimento della festa sempre molto partecipata: in piazza si ritroveranno tutti i tipi di animali, cavalli, asinelli, pecore e capre, gatti, cani, uccellini e pesci.

Sicuramente non mancheranno conigli e polli portati a dorso dell’asinello del nipote di Mangiaterra, come è sempre stato negli ultimi anni. Agghindati e tirati a lucido, vengono portati alla benedizione annuale dai loro padroni che poi animeranno la piazza per il ritrovo conviviale.

Il parroco don Gianni benedirà anche i finimenti che saranno indossati dai cavalli che correranno il palio dell’8 settembre e che saranno offerti alla benedizione dai figuranti delle quattro contrade di Borgo, Monumento, Poggio e Storte.

E infine, dopo il 17, si prosegue il 20 gennaio, con una fiera, che insieme con quella del 9 settembre e di San Vincenzo, è la maggiore del paese amiatino.

Anch’essa viene da lontano, è segnata negli Statuti e anche lei ha circa 500 anni. Da quando, i medesimi statuti decretavano per il giorno dedicato a San Fabiano e San Sebastiano un “fierone” che si dilatava, allora, per cinque giorni, con vendite e acquisti liberi da gabelle e dazi. Tradizione ancora oggi notissima in tutto il comprensorio, tanto che il giorno della fiera arrivano persone non solo dalla campagna di Castel del Piano, ma da tutti i paesi dell’Amiata e oltre.

Ultimo appuntamento, questo, che prepara il carnevale, ma soprattutto fa da spartiacque fra la stagione del freddo e quella della rinascita primaverile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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