Meteo
Multe fatte sparire, condannati a 8 mesi un’agente e l’amico
Orbetello, riconosciuti gli illeciti al comando della Municipale Duemila euro alla dipendente che lamentava un complotto
ORBETELLO. Chiuso con due condanne a 8 mesi il processo per i presunti illeciti avvenuti all'interno del comando della polizia municipale di Orbetello, quando - il 23 novembre 2011 - era sparito un bollettario delle contravvenzioni. Otto mesi con i doppi benefici per l’agente Silvia Galeazzi, che secondo l'accusa avrebbe operato materialmente, e per un orbetellano suo amico, Alessandro Gamberoni, che era il destinatario di una multa e che avrebbe istigato la prima. Una vicenda nata da quanto sostenuto dall’agente a tempo determinato Rita Agnelli che, non riconfermata nel posto, aveva lamentato una sorta di complotto ai suoi danni in relazione al lavoro da lei svolto. Ad Agnelli, costituita parte civile con l’avvocata Anna Scotto, sono stati riconosciuti 2.000 euro ma solo per i danni morali (la richiesta complessiva era stata di 70.000, con 10.000 di provvisionale).
Il giudice Giovanni Puliatti si è dunque convinto della colpevolezza dei due imputati, per i quali la viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini aveva sollecitato pene più elevate (1 anno e 2 mesi per lei, 1 anno per lui). L’accusa - che ha parlato anche di un rapporto sentimentale tra i due imputati (circostanza smentita dai difensori) - ha puntato il dito sugli intrecci, sui rapporti e sulle telefonate intercorse a partire dalla sera del 23 novembre con l’obiettivo di «stendere un velo sulla sparizione» del bollettario. Il quadro dipinto dal pm non è stato tenero: «amicizie, clientelismi, potere». Un «far quadrato» intorno al maresciallo Roberto Barone (uscito da questo procedimento con un non doversi procedere) che avrebbe avuto per effetto quello di mettere ai margini l’agente Agnelli, fino a farle perdere il posto di lavoro. Similare la posizione della parte civile, che ha avuto da ridire sui toni della deposizione di Barone («poco rispettosa») quando questi aveva sottolineato in aula che le telefonate ricevute dalle colleghe erano per le ricette e per come si fa una lavatrice. «Mai Agnelli ha dimostrato animosità o astio nei confronti di alcuno», ha detto l’avvocato Scotto, quando invece lei non sarebbe stata gradita, «con un’evidente volontà di gettare discredito». Può capitare di sbagliare, ha aggiunto in relazione alle correzioni apposte da Agnelli sui verbali.
«Abbiamo visto due processi diversi« ha esordito meravigliata l'avvocata Fabiana Di Vincenzo, difensore di Gamberoni; perché le poche cose certe emerse dal dibattimento non porterebbero a responsabilità degli imputati. La cassettiera su cui il bollettario sarebbe stato depositato era in zona di libero accesso a molti e non c’è la prova che questo sia stato depositato; Gamberoni lì non c’è mai entrato. «E comunque Gamberoni paga la multa entro i termini dei 30 giorni»: che motivo c'era di far sparire il verbale? Perdere qualcosa, ha concluso, non vuol dire sottrarre.
Identica la posizione espressa dall’avvocato Alessandro Oneto per Galeazzi (presente in aula): «È innocente». Nessuna responsabilità per Barone (che in quel periodo aveva perso la madre ed era in una fase di «sconforto») e dunque nessuna “vendetta” di lui nei confronti di Agnelli. Quest'ultima non è stata più assunta, né a Orbetello né altrove, perché non ha superato i concorsi: «forse non è adatta a questo lavoro». I verbali rimasero incustoditi fino alla metà della mattina successiva. Il flusso di telefonate, anche notturne, tra Galeazzi e Gamberoni, non è anomalo: c’era prima e c’è stato anche dopo. Anche l’altro difensore di Galeazzi, Renata Ferrari, ha invocato l'assoluzione perché questo «è un processo basato su chiacchiere di corridoio». Testimonianze non attendibili (e una a suo giudizio anche falsa, ma il giudice non ha provveduto). «Caso mai si è fatto quadrato intorno ad Agnelli», che dalle testimonianze risulta l’agente contro i cui verbali c'erano stati più ricorsi.
Nessun commento dei difensori all’uscita dall'aula, se non l'annuncio del sicuro ricorso in appello. Le motivazioni saranno depositate entro due mesi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
