Il presidio
«Verso una società di malati d’azzardo»
L’allarme del movimento Slot mob: «Sempre più giovani che spendono cifre alte per i gratta e vinci e le scommesse»
GROSSETO. C’è stato chi, in città, quando ha saputo dell’ordinanza di Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ha applaudito. Tanto da presentarla a livello nazionale a chi da anni si occupa di ludopatia. Maria Elena Simoncelli è la referente provinciale del movimento Slot mob, il movimento che già a maggio dell’anno scorso aveva organizzato in città un flashmob per sensibilizzare soprattutto i ragazzi più giovani contro il gioco d’azzardo. «Al di là del successo che avrebbe avuto o meno l’ordinanza - dice - a noi interessava particolarmente l’effetto: con quell’ordinanza infatti si potevano sensibilizzare i ragazzi, aveva quell’effetto soprattutto».
Sono i giovani l’obiettivo dell’associazione che si occupa appunto della lotta contro la ludopatia. «Non c’è consapevolezza del problema e soprattutto i giovani ad avvicinarsi a questo fenomeno senza sapere a cosa vanno incontro - dice - perché per molti, appunto, è solo un gioco. Ma quando si spendono cifre sempre più alte e si passa sempre più tempo a giocare è segno che c’è un problema serio». Snocciola qualche numero, la referente di Slot mob: «Da un’indagine fatta a campione sui giovani grossetani - dice - la percentuale dei ragazzi che giocano è pari a quella nazionale, ovvero il 52% del totale che pratica il gioco d’azzardo. E il 9% di loro non ha nemmeno la percezione che questo comportamento possa essere pericoloso». Ragazzi di 17-18 anni, soprattutto, sono quelli che giocano due volte alla settimana e che spendono sempre di più. È questo per Maria Elena Simoncelli ad essere pericoloso per i ragazzi che , più di una o due volte a settimana è un atteggiamento pericoloso perché spendono sempre di più.
«Ci stiamo indirizzando verso una società di malati di gioco d’azzardo - aggiunge - C’è tutto un sistema che deve essere scardinato. È un’economia malata quella generata dal gioco legale, che vale 95 miliardi di euro». Un’economia che potrebbe essere indirizzata in altri settori. «C’è chi gioca d’azzardo per pagare le bollette, c’è chi lo fa per sconfiggere la solitudine - spiega - la fotografia che emerge è questa: ci siamo messi in un tunnel dal quale si potrebbe uscire solo grazie a una rete di associazioni che collaborino con gli Enti, con i Comuni per arginare questo tipo di fenomeno. L’ordinanza andava in questo senso, spero che la nostra amministrazione comunale continui a cercare sistemi che possano prevenire questo tipo di comportamento».
La falsa illusione di chi cade nella ludopatia è quella che più si giochi, più si riesca a vincere. «È questo dato che crea una società malata, una società che poi costerà anche per trovare delle cure e cercare di guarire chi ha questo tipo di problema - spiega ancora Simoncelli - I ragazzi cominciano a giocare quando hanno appena 16 anni senza rendersi conto delle conseguenze: a 18 anni la cifra delle puntate è già aumentata in maniera esponenziale e spesso subiscono anche la presenza in famiglia di qualcuno che gioca. Giocano sempre di più di quello che si erano prefissi e questo è il primo segnale del comportamento patologico». E non sono solo le slot ad andare di moda tra i giovani. Ci sono anche le scommesse sportive e i gratta e vinci. Giochi, questi, che difficilmente potranno essere combattuti a suon d’ordinanza». (f.g.)
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