Il presidio
Stalking al direttore Sotto processo due operatori Falusi
Sono accusati di ingiurie, minacce e danneggiamenti dopo un provvedimento disciplinare adottato nel 2011
MASSA MARITTIMA. «Il direttore non usciva quasi mai dal suo ufficio. Anzi, si chiudeva dentro a chiave. E quando usciva, voleva sempre che ci fosse qualcuno con lui». È anche per questo motivo, riferito in aula da una delle dipendenti dell’Istituto Falusi per anziani di Massa Marittima, che Mario Tosi - direttore - è stato individuato dalla Procura come parte offesa del reato di stalking. Imputati altri due dipendenti, Marzio Delle Monache e Fabrizio Rosi, operatori dell’assistenza di quello stesso istituto. Assolti entrambi pochi mesi fa («il fatto non sussiste») dall’accusa di aver esercitato violenza privata nei confronti di sei anziani ospiti, due dei quali avevano riportato lesioni. Per loro adesso un nuovo guaio giudiziario, che ha come ambito temporale grosso modo lo stesso periodo, il 2011.
Anzi, secondo l’accusa, sostenuta in aula dal viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi, le persecuzioni per il direttore sarebbero cominciate proprio quando Rosi e Delle Monache erano stati da Tosi sanzionati in via disciplinare (e da lui denunciati alla Procura) proprio per le presunte violenze, con la sospensione temporanea dal servizio per una settimana. Stalking (una dozzina di casi raccolti nell’imputazione) ma anche danneggiamenti: nel mirino l’auto di Tosi parcheggiata sotto casa a Follonica (pneumatico tagliato, tre vetri rotti) e anche il portone a vetri, andato in frantumi con una biglia di vetro. Tutto, anche questi episodi avvenuti lontani dal posto di lavoro, porterebbero ai due operatori geriatrici, secondo la Procura.
Costituitosi parte civile con l’avvocato Alfredo Bragagni, lo stesso direttore (con tale qualifica per 21 anni), adesso funzionario addetto al servizio appalti, contratti e recupero crediti dello stesso istituto, ha raccontato al giudice Giovanni Muscogiuri, nell’altra udienza, quanto gli era avvenuto dopo i provvedimenti disciplinari da lui adottati. A partire dal 29 agosto 2011, quando rientrando al posto di lavoro al termine della pausa pranzo aveva sentito un’auto arrivare, uno sportello sbattere e la voce di Rosi che lo insultava ad alta voce, a pochi metri di distanza. Poco dopo che era entrato nell’ascensore, contro la porta era stato lanciato un oggetto metallico. Il giorno successivo Delle Monache avrebbe risposto con offese al suo «buongiorno». Tregua fino a novembre, ancora secondo l’accusa, quando le offese e i danneggiamenti si sarebbero susseguiti. Poi una scritta poco simpatica sulla cassetta della posta («Tosi scoppia»), altre ingiurie e una minaccia a distanza con un coltello impugnato da Rosi e da questi puntato all’addome alla fermata del pullman che il direttore stava attendendo per rientrare a casa. Già, il pullman: perché Tosi avrebbe rinunciato a prendere l’auto (da lui poi posteggiata a Follonica vicino alla caserma dei carabinieri) per il timore di danneggiamenti. E poi la paura che lo aveva indotto a chiudersi nell’ufficio e a farsi accompagnare anche per la pausa pranzo. Una decina i testimoni ascoltati alla prima udienza, quattro quelli alla seconda. Una delle operatrici ha riferito che Rosi e Delle Monache, nonostante le disposizioni impartite, uscivano di frequente dall’area di servizio che era stata assegnata loro. E ha confermato le minacce, riassumendole con un «te la faremo pagare» che le è rimasto impresso.
L’istruttoria non è terminata e il giudice ha aggiornato il processo per completare l’esame dei testimoni e anche per valutare le argomentazioni che saranno offerte dai difensori, gli avvocati Duccio Bari e Alfredo Florini, entrambi di Siena. Ma i tempi sono lunghi e la prossima udienza non potrà che svolgersi a settembre del 2018.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
