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Quelle pietre di storia su cui inciampare
Da Colonia alla Maremma il progetto di un artista tedesco: formelle d’ottone coi nomi di grossetani vittime dell’Olocausto
GROSSETO. Inciampando su un sasso è la volta buona che vi facciamo caso. Così a Grosseto, nella piazza centrale di fronte alla cattedrale e al municipio, tre formelle di ottone saranno incastonate ad arte nell’asfalto per indurre i cittadini a “inciampare” nella storia, riflettendo e ricordando le vittime dell’Olocausto.
Si chiamano non a caso pietre di inciampo e sono un rivoluzionario progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig il quale, dopo esser partito da Colonia e aver colonizzato per circa 20 anni un’infinità di città europee con 60.000 pietre, domani approda in Maremma portandosi appresso tre piccole formelle rettangolari dall’enorme significato storico e simbolico, sulle quali saranno incisi i nomi di tre deportati grossetani morti nei campi di sterminio tedeschi: Albo Bellucci, Giuseppe Scopetani e Italo Ragni.
Siamo praticamente alla vigilia del 27 gennaio, giorno in cui si celebra la giornata della memoria per commemorare le vittime dell’Olocausto; varie le iniziative volute da Isgrec a Grosseto. Domattina alle 9, nella sala Pegaso del palazzo della Provinci, si parte con il convegno “Inciampare nella memoria. Grosseto nella mappa della memoria europea”, promosso dallo stesso istituto storico della Resistenza e a cui sono invitati rappresentanti dei Comuni e delle associazioni partner del progetto “Cantieri della memoria” finanziato dal Cesvot (le foto dei due deportati morti a Mauthausen, che pubblichiamo in questa pagina, sono tratte dal sito dei Cantieri della memoria). I relatori sono Elisa Guida (Università degli Studi della Tuscia, relatrice di “Storia e memoria delle deportazioni dall’Italia”), Mauro Papa (direttore di Clarisse Arte, parlerà di “Arte e memoria della deportazione a Grosseto”) ed Elena Vellati (Isgrec, “Storie d'inciampo: biografie dei deportati politici grossetani”). Perché tanto spazio alla memoria? Come spiega l’Isgrec, «l’identità culturale di una comunità e le sue radici si manifestano anche in ciò che la città stessa ha deciso di ricordare». La memoria ci identifica, ci rappresenta. E «l’intitolazione delle strade o l’installazione di segni artistici sono una cosa importante: è la città che si nomina, che si identifica, che si qualifica e lo fa con il richiamare eventi e persone che hanno lasciato una traccia nel tessuto sociale e nella storia non solo locale».
Tra queste persone ci sono i martiri della libertà. Ed è in loro nome che nasce la seconda iniziativa in programma domani alle 13 per ricordare con segni artistici alcuni di loro grazie ad arte, memoria e storia sposate insieme. «Vogliamo rivisitare il paesaggio urbano - dice subito il direttore dell’Isgrec Valerio Entani - per scoprirvi o riscoprirvi le tracce del passato e infine porre nuovi segni di memoria». Da qui le pietre d’inciampo che nasceranno domani alle 13 proprio di fronte al Comune di Grosseto. Sono un progetto dell’artista tedesco Demnig. La sua iniziativa è partita da Colonia nel lontano 1995 e ha portato ad oggi all’installazione di circa 60.000 pietre in tutta Europa. Il risultato è una grande mappa della memoria europea della deportazione, di cui anche Grosseto farà parte come un tassello dell’enorme mosaico. Demnig stesso sarà presente, domani, e installerà di suo pugno le pietre d’inciampo che ha già pronte, dedicate alla memoria di Bellucci, Scopetani e Ragni. I tre grossetani morti nei campi di sterminio campeggeranno nei tre piccoli sampietrini di ottone che resteranno da qui in poi incorporati nel tessuto urbano, memoria indelebile. «Vi saranno incisi - dice Entani - il nome, cognome, la data di nascita, morte e una biografia brevissima».
La Soprintendenza ha dato il permesso; da capire quali amministratori - invitati dall’intera provincia - saranno presenti per valorizzare e dar consistenza all’evento.
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