Il Tirreno

Grosseto

118 unificato, allarme rosso per i soccorsi

di Alfredo Faetti
118 unificato, allarme rosso per i soccorsi

Sindacati e Società della salute contro la riorganizzazione del servizio: scarsa conoscenza del territorio e pochi mezzi

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GROSSETO. Fino a dicembre, quando squillava il numero del 118, il personale nella centrale grossetana sapeva perfettamente come muoversi: a seconda dell’evenienza sapeva se inviare un’ambulanza con medico a bordo oppure no. Questione di conoscenza del proprio territorio. Ma dal 20 dicembre, da quando cioè è avvenuta la riorganizzazione del 118 e della guardia medica, accentrando tutto a Siena, la situazione è ben diversa. C’è «il rischio che una persona con il ginocchio sbucciato sia portata al pronto soccorso in ambulanza, lasciando sguarnito il territorio per casi gravi» dicono dalla Cgil, che senza giri di parole attacca questa riorganizzazione definendola «piena di falle». Ma il sindacato non è il solo a trovare più carenze che vantaggi da questa novità. «Non possiamo permetterci rodaggi quando si tratta di salute - dice Giacomo Termine, presidente della Società della Salute Colline Metallifere - Se al momento l’azienda non è pronta a dare attuazione piena al progetto che era stato presentato ai sindaci è bene fermarsi e capirne i motivi».

Sia Termine che la Cgil hanno preso tempo prima di commentare la riorganizzazione. Ma tre settimane dopo, i problemi sono «evidenti», dicono entrambi, promettendo azioni anche forti.

Il sindacato minaccia di costituirsi parte civile nei confronti dell’Usl Toscana Sud Est «nel caso si verificassero incidenti dovuti all’inefficienza dei nuovi protocolli operativi», mentre il presidente della Sds ha già scritto una lettera dai toni perentori all’azienda sanitaria per chiedere di risolvere i disservizi. «Oggi stiamo tornando indietro, con tutti gli indicatori che evidenziano un peggioramento del servizio - spiegano dalla Cgil Claudio Renzetti, Cinzia Fiacchi e Lorenzo Centenari - Ci viene riferito di un aumento dei mezzi che viaggiano per incapacità del sistema di svolgere un triage efficiente, senza che sia aumentata l’incidenza della gravità dei fenomeni. Aumento dei costi del sistema con un abbassamento degli standard». È la questione della conoscenza del territorio di cui sopra, ma non è l’unico problema. Un altro è legato ai numeri di telefono, che non è più soltanto uno (il 118) ma due, con il secondo legate alle urgenze e con il prefisso 0564.

«C’è un disorientamento dell’utenza che non capisce perché oggi ci siano due numeri telefonici diversi per 118 e guardia medica, uno gratuito e uno a pagamento, contattabile con grandissima difficoltà e sconosciuto ai più» spiegano dal sindacato. Ma c’è anche la questione della linea con la guardia medica, spesso intasata di chiamata con alcune di queste che tornano indietro, magari a fronte di un caso d’emergenza. «Poi, c’è una carenza di mezzi e di organico» aggiunge Termine. «I problemi di oggi affondano le radici nelle sottovalutazioni del passato, nonostante da cinque anni la politica avesse espresso la volontà di unire i due sistemi di emergenza/urgenza di Grosseto e Siena, con il primo che ha meno della metà di risorse umane e strumentali rispetto al secondo» continua la Cgil. In numeri: Siena, 3.700 chilometri quadrati, ha 17 ambulanze con medico e infermiere a bordo, e un tempo massimo di arrivo al pronto soccorso di 40 minuti con una buona viabilità provinciale. Grosseto invece, 4.500 chilometri quadrati, ha 13 ambulanze due sole delle quali con medico a bordo e tempi di percorrenza sulle strade che arrivano fino a un’ora e mezza. Una disuguaglianza notevole, fino a dicembre comunque perfettamente bilanciata dalla competenza del personale. Ma dopo la riorganizzazione, «il sistema è andato in tilt - concludono dal sindacato - Non c’è più tempo da perdere. Bisogna fermare la macchina prima che vada a sbattere contro un muro». Stessa richiesta avanzata da Termine, che lamenta come al passaggio della riorganizzazione siano mancati quegli investimenti promessi alla vigilia. «Prima dell’unificazione della centrale operativa con Siena in un incontro che ho voluto con tutti i sindaci, ci è stato presentato un servizio che andava a potenziare la rete dell’emergenza mantenendo le postazioni sanitarie e investendo su quelle dei volontari» spiega. Ma niente è stato fatto. «Il servizio nuovo è partito, ma ancora non è stato fatto quell’importante investimento sui territori e sui volontari» conclude il presidente Sds.

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