Il presidio
L’Amiata punta sui maialini neri
Quasi pronto un presidio per tutelare la Macchiaiola maremmana. L’invito agli allevatori: chi è interessato ha tempo per aderire. Prossimo incontro il 20 gennaio ad Arcidosso
MONTE AMIATA. Sull’Amiata sta per nascere un nuovo presidio Slow Food. Significa che il Movimento per il cibo sano e giusto – che anche sulla montagna amiatina ha un convivium, cioè una “condotta” locale – intende mettere sotto la propria tutela un prodotto o una produzione autoctona. Dopo il biscotto salato di Roccalbegna, il pecorino a latte crudo della Maremma – al cui presidio partecipano anche mastri casari amiatini – e la Razza Maremmana allevata anche sotto la Vetta, la chiocciola rossa, simbolo di Slow Food, comparirà sulla razza suina di Macchiaiola maremmana.
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Che cos’è. Parliamo di quell’antica razza di maialini neri, iscritta nel Repertorio regionale toscano delle risorse genetiche animali, salvata dall’estinzione grazie all’entusiasmo di alcuni allevatori amiatini e da Vagal, progetto transfrontaliero, avviato nel 2010 e di cui è capofila la Provincia di Grosseto. Proprio sull’Amiata, a Seggiano, nell’azienda agricola Il Felcetone, Vagal ha individuato il centro pilota per il recupero di quella che è una delle razze suine più primitive e rustiche del Belpaese. Questi maiali vengono allevati allo stato semi brado e la loro carne ha acidi grassi polinsaturi, cioè Omega 3: quelli del pesce, per intenderci. E non c’è nulla di che stupirsi: se un allevatore fa propria la filosofia per la biodiversità, le carni dei suoi animali conterranno Omega 3. Prosciutto, salame, capocollo, rigatino... ottenuti dalla macellazione e dalla lavorazione di queste carni, insomma, non ci fanno salire trigliceridi e colesterolo.
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Un presidio. In questi anni un po’ di strada è stata fatta: i suini della Macchiaiola maremmana sull’Amiata – da cui è partito il progetto che ne ha scongiurato l’estinzione – sono ancora in un numero ridotto, ma sono già tre le aziende agricole amiatine che hanno accolto con favore l’idea di creare un presidio della razza suina messa sul piatto da Slow Food: parliamo della allevatrici Giovanna De Cola e Tinti De Devitiis de Il Felcione di Seggianoe degli allevatori Antonio Pastorelli e Roberto Tistarelli di Roccalbegna.
L’appuntamento. La porta è aperta e se ci fossero altri allevatori che tirano su i maialini neri, o hanno intenzione di farlo in futuro, possono farsi avanti. L’appuntamento è per il 20 gennaio, dalle 10.30, alla sede della nuova condotta Slow Food Amiata, ad Arcidosso, nella Rocca Aldobrandesca. Con Francesca Badereschi, responsabile nazionale del Progetto Presidi, verranno illustrate le motivazioni e gli step del futuribile battesimo del presidio e saranno ascoltate esigenze e aspettative di allevatori e trasformatori.
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Per saperne di più. Chi fosse interessato ad aderire al presidio o comunque al progetto può contattare Massimo Bernacchini, vice presidente di Slow Food Toscana, scrivendo un’e-mail a infoslowfoodtoscana@gmail.com .
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