Il Tirreno

Grosseto

Telefonate e sms intercettati Bertini di nuovo nei guai

di Francesca Gori
Telefonate e sms intercettati Bertini di nuovo nei guai

L’uomo condannato per l’omicidio di Irina Meynster ha patteggiato un anno Aveva installato sul cellulare della donna un’applicazione per leggere i messaggi

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GROSSETO. È stato processato e condannato per aver ucciso la sua ex compagna. Sergio Bertini dovrà scontare 19 anni di carcere, così come ha stabilito la Corte d’Appello di Firenze lo scorso marzo. Ma quello che è stato uno dei capitoli più dolorosi della sua vita di tecnico informatico, l’uccisione della sua ex compagna, Irina Meyntser, si è riaperto pochi giorni fa al tribunale di Grosseto dove Bertini ha patteggiato una pena di un anno per aver intercettato illegalmente il telefono cellulare della donna.

Questa parte delle indagini svolte dai carabinieri della compagnia di Grosseto, coordinati dalla Procura, non erano entrate nel processo principale, quello per omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere. Delle intercettazioni illegali infatti, se ne deve occupare la Procura distrettuale: la competenza è dell’antimafia e così sono stati i magistrati fiorentini a lavorare su un altro dei pezzi che hanno composto il puzzle di un amore diventato ossessione e finito poi con la morte della donna. Bertini, secondo la ricostruzione della Procura, aveva installato sul cellulare della donna due applicazioni: “Sms spy! Get sms on email” e “Spy your love-couple monitor”. Due software che servivano appunto per leggere il contenuto dei messaggi che arrivavano a Irina e per ricevere via e-mail la lista delle telefonate in entrata e in uscita dal suo cellulare. Difeso dall’avvocato Tommaso Galletti, Bertini ha spiegato di aver installato quelle due applicazioni sul telefonino di Irina con il suo consenso. Poco tempo prima la donna aveva perso il cellulare e Bertini ne aveva regalato uno nuovo alla sua compagna e aveva installato le due applicazioni che permettevano anche la localizzazione dell’apparecchio.

«Così - aveva spiegato Bertini ai carabinieri che avevano chiesto conto di quelle applicazioni - se lo avesse perso di nuovo, lo avrebbe ritrovato. Irina era d’accordo».

Irina però è morta. Uccisa dal tecnico informatico nel loro appartamento in via Ansedonia 66. Strangolata, spogliata e avvolta in una coperta prima di nasconderla nel bagagliaio dell’auto e gettarla in un dirupo a Cala Purgatorio, all’Argentario.

Sergio Bertini, nei giorni scorsi si è presentato davanti al giudice Andrea Stramenga. Il cinquantenne ha patteggiato una pena di un anno senza la concessione del beneficio della sospensione condizionale per l’installazione dei due software mentre per il secondo capo d’imputazione, quello che fa riferimento alla possibilità di leggere gli sms e ascoltare le conversazioni telefoniche della donna, è stato dichiarato il non luogo a procedere per mancanza di querela.

Il tecnico informatico, condannato dalla Corte d’Appello a 19 anni, è rinchiuso nel carcere di Massa Carrara.

Insieme al suo avvocato ha deciso di ricorrere in Cassazione dove il processo è tuttora pendente. Il tribunale di Grosseto, che lo ha giudicato con il rito abbreviato, aveva condannato Bertini a 30 anni di carcere.

I giudici di Firenze, pur non dichiarandolo semi infermo di mente così come era stato scritto nella perizia psichiatrica alla quale era stato sottoposto, avevano però preso in esame la sua condizione psicologica e sulla base di questo hanno alleggerito di 11 anni la pena da scontare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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