Il Tirreno

Grosseto

il 2016 secondo coldiretti

Il carrello della spesa si è svuotato

Il carrello della spesa si è svuotato

Salgono i prezzi sugli scaffali, scende la redditività per gli agricoltori

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GROSSETO. Più che altrove in Maremma, la deflazione ha effetti devastanti nelle campagne: i prezzi riconosciuti agli agricoltori, annuncia Coldiretti, nel 2016 sono crollati mediamente di circa il 6% e in alcuni casi – come per il grano – non coprono neanche i costi di produzione.

È quanto emerge da una analisi della Coldiretti, resa nota in occasione della diffusione dei dati Istat sull’andamento dei prezzi. Per la prima volta dal 1959 l’Italia è in deflazione.

«Gli agricoltori nel 2016 – sottolinea il direttore di Coldiretti Grosseto Andrea Renna – hanno dovuto vendere più di tre litri di latte per bersi un caffè o quindici chili di grano per comprarne uno di pane. E la situazione non è migliore per le uova, la carne o per alcuni prodotti orticoli».

Nonostante il crollo della remuneratività dei prodotti agricoli, «sugli scaffali i prezzi dei beni alimentari – continua Renna – sono aumentati dello 0,2 % nel 2016 anche per effetto delle speculazioni nel passaggio dal campo alla tavola».

Ad incidere negativamente – precisa la Coldiretti - è anche il flusso delle importazioni selvagge che fanno concorrenza sleale alla produzione nazionale. «I prodotti – è il giudizio dell’associazione di categoria – vengono spacciati come Made in Italy perché sull’etichetta non ci sono indicazioni chiare sull’origine per tutti i prodotti».

Nel 2017 potrebbero però arrivare importanti novità per il latte, i formaggi e la pasta Made in Italy. La deflazione è del resto strettamente collegata con la stagnazione dei consumi: il 2016 si chiude con il segno meno per la spesa alimentare domestica delle famiglie, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea.

Nel dettaglio, si stima una riduzione degli acquisti di cibo e bevande dell’1% rispetto al 2015 frutto di dinamiche eterogenee tra i diversi comparti, tra cui si segnalano cali, anche di una certa intensità, per le carni (-6%), i salumi (-5%) il latte e derivati (-4%) e oli e grassi e vegetali (-2%), solo in parte compensati da un incremento degli acquisti di prodotti ittici (+3%) e della frutta (+2%).

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